Dalla conferenza stampa del festival alle pagine di Le
Figaro, Diane Kruger, racconta come
entrare nei panni della regina di Francia sia stato un viaggio
intimo, alla ricerca della comprensione di un animo femminile,
innanzitutto: straniero nella sua nuova patria, cosciente del
baratro che si avvicina, in preda alle proprie intime ombre, paure
e desideri, e, sì, con più di una similitudine 'biografica'.
Perché il film racconta i giorni dal 14 al 16 luglio del 1789,
quando si infiamma la Rivoluzione Francese e lei, Diane, è nata il
15 luglio, un giorno 'dopo' la presa della Bastiglia; perché la
madre dell'interprete come del personaggio si chiama Maria Teresa;
perché entrambe, la star del cinema e la terribile regina,
straniere della lingua, nella cultura e nei natali, sono giunte a
Parigi molto giovani e un po' spaesate …
Nonostante le 'affinità', l'attrice rivela al quotidiano francese:
«Mi sono identificata con Maria Antonietta soprattutto alla fine.
Come nelle biografie che le sono dedicate, quella di Stefan
Zweig e il romanzo di Chantal Thomas, da
cui è tratto il film, è una donna superficiale e frivola, vanesia,
che, quando comprende che in qualche modo sta per giungere a un
tragico epilogo, recupera dignità, si prende le sue Responsabilità,
e allora, sì, si trasforma in una Regina».
A muovere il cambiamento anche un fatto molto intimo, personale:
«Ho compreso la sua disperazione nel tradire la fedelissima dama di
compagnia (Sidonie Laborde interpretata da Lea
Seydoux, ndr) per salvare al suo posto Gabrielle de
Polignac, di cui si era appena invaghita (nel film,
Virginie Ledoyen, ndr) e venirne a sua volta
delusa».
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