Diaz, un film per tutti

di Laura Frigerio 

Il film di Daniele Vicari, che racconta con un linguaggio diretto e crudo i fatti del G8 di Genova, esce senza la temuta dicitura VM14, come 'film per tutti' e il suo produttore ammette un desiderio: mostrarlo nelle scuole

Laura Frigerio

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«Dopo un lavoro lungo e intenso sono contento di poter condividere questo film con il pubblico. Mi piacerebbe che le persone si facessero, dopo averlo visto, le stesse domande che mi sono fatto io» - ha dichiarato Daniele Vicari, che è pronto ad arrivare nelle sale con il suo Diaz - Don't clean up this blood, il quale ha appena ottenuto il visto della censura come 'film per tutti'.

Niente VM14 quindi per la pellicola che racconta con un linguaggio diretto e crudo quanto avvenuto nel 2001, durante il G8 di Genova.

«Siamo partiti dagli atti dei processi e abbiamo scelto gli episodi più significativi, cercando di rimanere fedeli a quanto riportato» - tiene a precisare il regista - «Certo, ci sono delle scene cruente, ma pensate che quello che vedete sullo schermo è stato fatto a più persone e si è protratto per ben tre giorni».

«Raccontare quanto è successo nella Diaz e a Bolzaneto non lo considero un atto ideologico, ma è riparlare di qualcosa estremamente grave, che in un paese come il nostro non dovrebbe mai accadere. Un qualcosa difficile da capire e digerire» - continua Vicari - «Ho voluto guardare in faccia ciò che è successo, fino in fondo. Io sono cittadino di questo Stato e mi sento di rappresentare i manifestanti quanto i poliziotti».

Alessandro Roja, che nel film interpreta uno dei poliziotti, a questo proposito ricorda: «In questi giorni abbiamo incontrato tante persone, ma mi ha colpito in particolare un rappresentante della Polizia che ci ha detto di avere molto apprezzato il nostro lavoro e ha sottolineato che, per fortuna, i suoi colleghi non sono tutti così».

Ora l'obiettivo è fare in modo che più persone vedano Diaz. «Ci piacerebbe portarlo anche nelle scuole» - ha dichiarato il produttore Domenico Procacci - «Vorremmo che i giovani, che magari all'epoca avevano solo 7-8 anni, conoscessero meglio questo tragico capitolo della nostra storia contemporanea».

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