Il dittatore Sacha Baron Cohen in 10 punti

di Redazione Cinema 

Breve guida al film comico del weekend, Il dittatore, al cinema dal 15 giugno

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1.  NON E' CHAPLIN MA…
Il grande dittatore di Charlie Chaplin, anche solo dal titolo, è il grande precedente, un classico e un campione (padre fondatore) di un genere che Sacha Baron Cohen non può e non vuole battere. Però le due pellicole hanno un interessante punto in comune nella tempistica: come Chaplin girò il suo film nel 1939 ben prima della fine di Hitler, così le riprese de Il ditattore sono iniziate all'alba della primavera araba.

2. UNA SVOLTA NELLA CARRIERA
Dopo il successo di Borat e Bruno, Sacha lascia lo stile da documentario per una vera e propria commedia, con veri attori al posto di persone prese alla sprovvista e con una sceneggiatura scritta a fare ben più che da canovaccio a un cinema che sfrutta molto l'improvvisazione ma è cinema nel senso più proprio  del termine. In questo senso Il dittatore finisce per segnare in qualche modo la maturità del comico inglese.

3. MA ANCHE UN RITORNO AD ALI G.
Agli 'esordi' della carriera, Sacha Baron Cohen si è fatto conoscere in tutto il mondo come l'irriverente dj Ali G., che nel suo show spesso sbeffeggiava i potenti del momento con le sue battute politicamente scorrette. I personaggi (Borat e bruno) e la cifra, quella di una comicità irriverente, volgare e ben lontana dal fair play, erano rimasti negli anni gli stessi ma la politica, con il suo mondo, era un tema meno battuto.

4. EFFETTO VACANZE ROMANE
Nella vita di Aladeen, dittatore ereditario di Wadiya, un viaggio negli Stati Uniti per portare le proprie lamentele all'ONU, reo di avergli inflitto troppe sanzioni, segna un vero e proprio spartiacque. Il protagonista si ritrova improvvisamente espulso dal mondo irreale e dallo stile di vita iper-royal del Palazzo per essere sbalzato nella quotidianità multiculturale  piena di concretezza e realtà  della metropoli di New York. Svestito dei suoi averi e soprattutto 'aiutato' da… una democratica pacifista.

5. POLITICA A PARTE
Nel film comico sono tanti anche gli spunti comici extra-settore, prese in giro del reale a tutto tondo: dal gossip (la presunta omosessualità di Clooney) alle ultime tendenze (il cibo bio) alle mode del momento (le crocs).

6. MAI SENZA
Il team de Il dittatore è per la gran parte lo stesso di Borat e Bruno. Su tutti spicca il regista, Larry Charles, che ha firmato tutte e tre le pellicole. In pratica, assieme a Sacha Baron Cohen, la garanzia dell'ennesimo successo. E assieme al perpetuarsi di un'accoppiata vincente, potrebbe arrivare anche qualche nuova nomination importante nella prossima stagione delle grandi premiazioni del cinema.

7. NEL CAST
Tra i veri attori coinvolti nel nuovo progetto ci sono il sex symbol Megan Fox, interprete di se stessa e protagonista di un 'focoso' incontro con il dittatore, l'attrice brillante Anna Faris, nei panni della pacifista che accompagna Aladeen nella Grande Mela, ma soprattutto il premio Oscar Ben Kingsley, scelto come il contrappeso comico di Sacha Baron Cohen proprio… per la sua autorità in ambito drammatico.

8. LO STILE DEL DITTATORE
Se ai tempi di Chaplin, oltre 70 anni fa, a terrorizzare il mondo erano i baffetti di un europeo, il primo millennio ha visto prevalere sulla scena della Paura la lunga barba di Bin Laden. E a questa si è ispirato Sacha Baron Cohen per  costruire il suo personaggio, abbinandovi il gusto per le divise (e per i piaceri) di Gheddafi e la passione per l'arte auto-celebrativa, anche di ispirazione fantasy-kitch, di Saddam Hussein.

9.  LIBERAMENTE TRATTO DA...
A proposito di scittura e dittatori, la storia raccontata in questo film trae spunto, in forma ironica, si intende, da una novella attribuita a Saddam Hussein, Zabibah e il re, in cui un vecchio monarca si invaghiva di una procace quanto giovane contadinella.

10. IL DITTATORE 2.0
Come ogni personaggio comico che si rispetti, Aladeen ha i suoi tormentoni e trasforma in parodia alcuni clichet. Nel web dominato dai social network questo non può che tradursi in una serie di app e  idee viral (al limite del cattivo gusto, visto il soggetto). Così mentre dagli spot Il dittatore ha un modo tutto suo di invitare il pubblico al cinema, nella fanpage dedicata al film si presta a scattare foto assieme ai fan e offre loro l'opportunità di dipingersi in ritratti auto-celebrativi ispirati alla sua collezione d'arte se non di suggerirgliene di nuovi.

DA STYLE.IT

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