Il Fondamentalista Riluttante di Mira Nair diviso tra New York e il Pakistan

di M. M. 

Applausi per The Reluctant Fundamentalist, il film firmato dalla regista indiana Mira Nair e scelto dalla direzione della 69° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia per aprire il festival di quest'anno

M. M.

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Applausi per The Reluctant Fundamentalist, il film firmato dalla regista indiana Mira Nair e scelto dalla direzione della 69° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia per aprire il festival di quest'anno. Ed effettivamente la pellicola li merita tutti: avvincente, teso, dove niente è come sembra, non manca di sorprese e colpi di scena, in bilico tra dramma civile e thriller politico, a raccontare il perenne conflitto tra oriente occidente e una ferita - quella dell'11 settembre - che non è certo rimarginata.

La storia (dal romanzo di Hamid Mohosin) è quella di Changez (Riz Ahmed), giovane e brillante pakistano, analista finanziario di grande talento a New York, laurea a Princeton, una ricca fidanzata Yankee (una Kate Hudson bruna…) e un luminoso futuro davanti a sé. Ma l'attentato alle Torri Gemelle rimescola le carte e così decide di tornare a Lahore, dove diventa docente universitario non insensibile ai movimenti rivoltosi e antiamericani. Quando un collega di nazionalità statunitense viene rapito dai terroristi, la sua posizione si fa piuttosto scomoda.

Pochi meglio di Mira Nair avrebbero potuto avere un punto di vista così vicino a quello del protagonista del film: nata in India da padre pakistano ma trapiantata a New York da anni, la regista vive in bilico tra due mondi e due culture da decenni. "L'11 settembre 2001 - racconta - mi trovavo al festival di Toronto. Avevo vinto il leone d'oro a Venezia da 4 giorni ed ero al colmo della gioia. La notizia fu uno shock. Avevo appena lasciato New York, dove vivo, e mio marito e mio figlio erano lì. La prima preoccupazione fu per loro. Ci volle un tempo che mi parve un'eternità per averne notizie e ci misi una settimana a tornare a casa. E una volta là mi ritrovai in una sorta di zona di guerra. Poi, passata la polvere, in quella New York melting pot di genti, lingue e culture, dove fino a poco prima nessuno era straniero, improvvisamente quelli come me erano 'gli altri'. E' stato un tempo complicato e doloroso".

Come pensa verrà accolto il film negli Usa? "Spero nello spirito con cui è stato girato: oltre il pregiudizio".


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