Spike Lee: Bad 25, la mia lettera d'amore a Michael Jackson

di M. M. 

Nel giorno del 25esimo anniversario della pubblicazione dell'album di Michael Jackson Bad, il Festival di Venezia presente Bad 25, di Spike Lee, documentario sul re del pop realizzato dal più iconico dei registi afroamericani che di Jackson aveva diretto nel 1996 il video (anzi, short movie) di They don't care about us

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Spike Lee porta il mito di Michael Jackson (in forma di
documentario ma anche sulla sua T-shirt) alla 69Mostra del cinema
di Venezia, foto GettyImages

Spike Lee porta il mito di Michael Jackson (in forma di documentario ma anche sulla sua T-shirt) alla 69Mostra del cinema di Venezia, foto GettyImages

Nel giorno del 25esimo anniversario della pubblicazione dell'album di Michael Jackson Bad, il Festival di Venezia presente Bad 25, di Spike Lee, documentario sul re del pop realizzato dal più iconico dei registi afroamericani che di Jackson aveva diretto nel 1996 il video (anzi, short movie) di They don't care about us.

E' un fiume in piena, Spike Lee, quando parla non solo del docu-film, ma soprattutto di Jackson.
"Il mandato che avevo era quello di concentrarmi sulla musica di Michael, ma era importante che emergesse quanto grande fosse il suo genio. Il risultato finale della sua opera è sotto gli occhi di tutti. Ma solo in pochi hanno potuto vedere le lacrime e il sangue da cui è scaturito. Lui voleva sempre crescere e migliorarsi. I grandi artisti non si accontentano mai di se stessi. Per me il documentario è su questo. Per realizzarlo ho avuto pieno accesso a documenti che sino ad allora non si erano mai visti e che non sarebbero mai stati visibili altrimenti".

Cosa ha significato Michael Jackson per Spike Lee? "E' tutto scritto qua, nel film. E' la mia lettera d'amore a lui. Michael era nato nel 1958. Io ho solo un anno di più. Sono cresciuto con la musica dei Jackson 5. Nel 1969 li vidi all'Ed Sullivan Show e capii che volevo essere Michael Jackson. Avevo i capelli afro anche io, ma non sapevo né cantare né ballare. La cosa più bella della mia vita è che ho potuto lavorare con gente che ho amato e ammirato - come Prince, Stevie Wonder, Michael - traendo conferma del loro valore e di quanto lavoravano sodo".

Uno dei momenti più toccanti della pellicola è il racconto, da parte dei tanti colleghi e collaboratori intervistati, di quando e come hanno appreso della morte di Jackson e della loro reazione. Spike Lee come ha saputo che Michael era scomparso? E come ha reagito? "Mi trovavo a Cannes e dovevo parlare a una qualche conferenza o simposio e la gente ha cominciato a chiamarmi per dirmi che Michael era morto. Io non ci credevo, continuavo a dire che non era vero e mi rifiutavo di crederci finché non vidi in Tv suo fratello Germaine che dava l'annuncio ufficiale. Tornato a New York restai sorpreso io stesso della profondità del mio dolore. Per un mese non ho capito più niente. Mia moglie e mio figlio si chiedevano cosa mi stesse succedendo. Guardai nel mio i-Pod per accorgermi che avevo un solo album di Michel lì dentro. Quindi corsi a comprare tutto - ma proprio tutto - quello che aveva inciso, dai Jackson 5 in avanti e per un anno intero non ho ascoltato altro. La mia famiglia mi ha odiato…".

I figli di Michael hanno già visto il film? "No, perché è stato appena completato per venire qui. Ma glielo mostreremo non appena possibile. Naturalmente vogliono vederlo. E noi vogliamo che imparino chi era il loro padre, che genio meraviglioso è stato e quanto ha toccato la vita di tante persone".

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