Venezia 2012. Incontro con Robert Redford, una star oltre le generazioni

di M. M. 

L'ultimo film, il cinema, l'impegno sociale e i media... Il divo parla a ruota libera in un incontro con la stampa italiana

M. M.

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Arriva nella sala dove è atteso per i pochissimi impegni stampa accettati ed è così come te lo aspetti: occhiali da sole a goccia, jeans, mocassini, t-shirt nera, giacca chiara di lino. I capelli, ancora foltissimi che, tranne le basette brizzolate, sono di un biondo rossiccio all'apparenza assolutamente naturale. Ha l'aria un po' tirata. D'altra parte gli strapazzi della promozione di un film sono in grado di mettere a dura prova virgulti ben più giovani e atletici di questo sexy 76enne.

Robert Redford è alla Mostra del Cinema di Venezia dove ha presentato, fuori concorso, The Company You Keep, di cui è regista e interprete. Questa, peraltro, è la sua prima volta in assoluto nella città dei Dogi. Come è possibile?
"Non so… Le circostanze, il fato… chissà. Sono venuto tante volte in Italia. Ho vissuto a Firenze, sono stato a Roma, a Cortona e in molti altri posti. Comunque ora sono qui".

I temi sullo sfondo del suo ultimo film sono l'estremismo degli anni '70, il terrorismo... Voleva mandare un messaggio politico?
"Non credo nel mandare messaggi attraverso i film. Non li ritengo appropriati per la propaganda. Quello che credo è che con essi sia possibile raccontare storie attraverso le quali esprimere le proprie opinioni, sperando che la gente si formi la sua, e agisca di conseguenza".

Cosa le ha fatto pensare che oggi il libro di Neil Gordon fosse la storia giusta per un film?
"All'epoca in cui si verificavano le vicende dei Weather Underground (gruppo radicale Usa di estrema sinistra degli anni '60/70 cui il protagonista del film ha appartenuto in gioventù, n.d.r.), erano fatti ancora troppo vicini, in termini temporali. Ora, invece, fanno parte della storia e si possono raccontare. Come il Maccartismo o il Watergate, si possono guardare dalla giusta distanza. A un livello più umano, poi, ero attratto dall'idea della somiglianza del protagonista di The Company You Keep con quello de I Miserabili: un fuggitivo, rincorso da un investigatore testardo che non vuole lasciar perdere fatti accaduti decenni prima".

Cosa faceva lei, nel periodo dei fatti cui fa riferimento il film e cosa pensava di quei movimenti radicali?
"Pensavo che avessero delle buone motivazioni. Ma pensavo anche che si sarebbero distrutti da sé a causa del loro ego e dell'autocompiacimento. A quel tempo io stavo formando una famiglie e cominciavo la carriera. Non ero molto politicamente coinvolto".

Che differenza c'è fra il giornalismo di quell'epoca - vicina a quella di Tutti gli uomini del presidente - e il giornalismo di oggi? E che ruolo ha, ancora, l'informazione?
"L'informazione - e parlo per l'America - ai miei tempi te la davano solo i telegiornali e i quotidiani. I canali Tv erano 5 e i giornali erano sempre gli stessi. Oggi l'informazione è dappertutto, le fonti sono infinite, velocissime. E' diventato difficile tenerne traccia e ci chiediamo dove sia la verità. La verità è sempre più difficile da trovare perché tutti hanno voce, tutti ne hanno una. Qual è quella vera? Forse soltanto nei documentari".

Il futuro del cinema appare critico sia dentro e fuori gli studios di Hollywood. Anche in qualità di fondatore e direttore del Sundance festival, punto di riferimento per il cinema indipendente, che futuro vede per quest'arte?
"Credo ci sarà sempre un futuro per i film, e non solo sui telefonini e altri marchingegni su cui si possono vedere oggi. Credo che la gente avrà sempre bisogno di vederli insieme, in sala, come avviene per altre performance, condividendo l'emozione, l'energia. Per cui i cinema avranno sempre un ruolo. Magari si faranno film diversi. La tecnologia cambierà le cose ma ci saranno sempre i film. E ci saranno sempre gli attori. Perché i personaggi digitali, virtuali, non bastano. Ma forse io sono uno all'antica".

Lei è un attore passato brillantemente alla regia come Clint Eastwood. Un'altra cosa che vi accomuna è uno schierarvi politico-ideologico, benché spesso su fronti diversi. Cosa ha pensato quando lo ha visto parlare con una sedia vuota alla convention repubblicana?
"Non faccio commenti sui miei colleghi. E comunque sarebbe meglio chiederlo alla sedia vuota…"

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