Venezia 69. Kim Ki-Duk presenta Pieta: Siamo tutti vittime e carnefici come i miei protagonisti

di Ilaria Rebecchi 

Il regista coreano torna sulle scene dopo quattro anni di assenza, con un applaudito film a metafora della tragedia del capitalismo contemporaneo

Ilaria Rebecchi

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In concorso alla 69ma edizione del Festival di Venezia, Pieta è il nuovo capitolo, il diciottesimo, nella carriera dell'acclamato regista coreano Kim Ki-Duk, già Leone d'Argento nel 2004. La mostra del cinema lo scopre in anteprimama il film sarà nelle sale italiane già il prossimo 14 settembre.

La pellicola illustra la drammatica e crudele storia di uno strozzino brutale che arriva a storpiare i suoi clienti pur di recuperare i soldi prestati incassando quelli della loro assicurazione. L'unico modo per sfuggirgli sembra morire, fino a quando non gli si presenta una donna che afferma di essere sua madre gettandolo progressivamente in un tumulto interiore mai provato in 30 anni di violenza e solitudine.
Una storia che dipinge tutti i sentimenti dell'animo umano, con il denaro a fare da demone contemporaneo. «"Il denaro è la fine e l'inizio di tutte le cose" come recita una frase del mio film. Non sono i soldi in sé a essere condannabili, ma l'uso che oggi se ne fa, spesso perverso», spiega Kim Ki-duk.
Il film è stato girato nei primi mesi del 2012 nella zona di Cheonggyecheon: «Lì la ricchezza e l'evoluzione tecnologica tipiche della Corea di oggi, sono ancora lontane. E' un luogo di miseria in cui ho lavorato per cinque anni da ragazzo. È la zona che ha fatto da modello per l'evoluzione industriale dell'intero paese e temo scomparirà nei prossimi decenni, sostituita dai grattacieli simbolo del capitalismo. Ho pensato fosse la cornice ideale per la mia storia. È uno spazio urbano che ha memoria storica, direi analogico, mentre i protagonisti sono più digitali, apparentemente senza storia e radici, e col solo interesse per il denaro. Nei miei film i luoghi sono sempre significativi».
Il quartiere di officine e botteghe ospita una crudeltà senza sconti, ma necessaria, spiega il regista: «Per spiegare ciò che è tenebroso e oscuro bisogna sempre mostrare la luce e viceversa. Per mostrare la retta via ho avuto bisogno di dipingere il buio più totale».
In questo gioco di contrasti e chiaroscuri la pietà viaggia in parallelo alla vendetta, «perché i miei film non rappresentano mai un solo elemento o sentimento. Qui ho voluto raccontare e recuperare l'essenza dell'uomo e la sua salvezza, raggiungibili solo attraverso elementi oggi perduti».



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