Jude Law, che spettacolo di Uomo nero!

di Valentina Caiani 

L'attore è tra le super star del Festival Internazionale del Film di Roma come doppiatore del (super) cattivo del cartoon Le 5 leggende, Pitch alias l'Uomo nero

Valentina Caiani

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Con la barba e visibilmente più 'palestrato' del solito, Jude Law emana un'aura diversa. In questi giorni è sul set di Dom Hemingway, storia di un piccolo criminale, il look deciso si deve a questo. Ma è anche vero che ultimamente l'attore sembra essersi abbonato al ruolo di "cattivo": sfaccettato e ricco di luci e ombre in Anna Karenina ("ma il mio conte Karenin non è solo il marito che non sa amare, che non vede che cosa c'è di sbagliato nel suo modo di vivere il matrimonio, è una figura complessa, vedrete"); addirittura signore dell'Ombra e della Paura nel film di animazione Le 5 leggende, presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma e qui vincitore del Vanity Fair International Award for Cinematic Excellence.

«E' stato divertente interpretare il Male puro, perché liberatorio (uno sfogo per quel lato oscuro che è in ognuno di noi), ma anche perché mi metteva in una tradizione, quella delle favole (e, al cinema, dei classici dell'animazione), costellata di cattivi che hanno lasciato il segno. E mi sono divertito soprattutto perché ero io contro cinque super campioni, dei rivali di tutto rispetto». Come Babbo Natale, per esempio.

Nel cartone animato Pitch-Law, relegato a ruolo di ombra sotto il letto degli pargoli, minaccia la serenità dei bambini di tutto il mondo diffondendo attraverso gli incubi lo spettro della paura. «Non sono stato un bimbo particolarmente pauroso. Non ricordo di aver mai avuto paura del buio o dell'Uomo Nero anche se so che per un certo periodo, verso i 4-5 anni, scappavo per scale e corridoi sentendomi inseguito, col timore che qualcuno mi stesse alle spalle. Penso che la paura sia in realtà un'ottima "motivatrice", specialmente sul lavoro. Ad esempio, più passano gli anni e più affronto parti diverse da tutte le precedenti, più gratificanti proprio in quanto sfide».

L'indomito Law forse non ha mai creduto nell'Uomo nero ma è un sostenitore dei valori di meraviglia, sogno e gioia trasmessi dai suoi rivali in scena, da Babbo Natale alla Fatina dei denti, vivi, per certi versi, finché i bambini riconoscono la loro magia. «Credo sia bello e importante continuare ad abbracciare miti e leggende che resistono da sempre, come queste. Perfino io che ho 40 anni (non è vero li compie il prossimo 29 dicembre) credo ancora nel potere della fantasia e dei sogni». E nel fascino di Babbo Natale & Co, suoi rivali sullo schermo.

«Ho accettato la parte anche per come erano trattati questi Classici. Non fanno le loro solite cose. A tutti è stato dato un passato. Me incluso». Pitch, in particolare, è ossessionato dalla perdita del potere, «quel potere che aveva all'alba dell'umanità quando il buio della notte terrorizzava le genti e la paura poteva regnare indisturbata». Per riaverlo affronta cinque paladini del Bene.
Competitivo! Jude Law un po' meno: «Ho imparato molto presto che se ti metti a gareggiare, probabilmente perdi. A 18-19 anni dividevo casa con Ewan Mc Gregor e Johnny Lee Miller. Tutti cercavamo di farci strada e spesso capitava di fare provini per gli stessi ruoli. C'era chi ce la faceva e chi no. L'importante era ed è non prendere la cosa come un rifiuto: semplicemente a volte cercano altro. Bisogna saper superare le delusioni».
Come quella di sentirsi proporre il personaggio che sarà il più detestato di un cartoon? «Non so perché Peter abbia scelto proprio me per questo ruolo, siamo pure buoni amici», scherza l'attore. «Certo, l'accento british è nella tradizione dei cattivi. Si dice suoni più distante, controllato, teatrale e che in questo senso aiuti nella megalomania del Cattivo. Non so… Voi che dite? Mi trovate 'pomposo'?».

DA STYLE.IT

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