Marjane Satrapi, voglia di leggerezza con The Gang of the Jotas

di Redazione Cinema 

Al Festival Internazionale del Film di Roma la regista di origini iraniane reclama, per certi versi, il suo diritto alla varietà. Con toni anche comici

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E' quasi una Satrapi in salsa Coen quella nella black comedy The Gang of the Jotas, girata e prodotta con amici e colleghi, ognuno con più compiti (lei stessa vi recita occupandosi anche di look e trucco).

La miccia del divertissement a tinte fosche è uno scambio di valigia con cui due appassionati di badminton in trasferta per un torneo si imbattono in una donna ricca in contanti e misteriosa che nel giro di poco più di un'ora rivela loro di essere inseguita da un'intera banda di mafiosi. I due, spinti da una inconsueta cavalleria finiscono per andare oltre la semplice empatia o solidarietà, trasformandosi in due sicari sempre più 'calati nella parte'. La premessa da thriller porta invece a una commedia nera mixata con un road movie con lo spargimento di 5 vittime in altrettanti instant murder. Una storia divertente interpretata da Marjane e amici con visibile divertimento.

La scelta di questo registro rappresenta quasi una svolta a U nella carriera dell'artista, anzi, no, di un passaggio perché, spiega lei divertita: "Avrei potuto continuare all'infinito con Persepolis, accolto e amato dall'Occidente, e diventare ricca, ma la mia passione sono le linguine alle vongole che non costano poi tanto… Meglio qualche soldo in meno ma la libertà di sperimentare e di fare i film che davvero desidero senza avere rimpianti". Quanti? Marjane Satrapi ha già fatto il conto: "Almeno 10 altri grandi progetti, contando che mediamente ognuno mi prende tre anni e che di vita, visto quanto fumo, me ne restano a occhio giusto una trentina".

Fine delle grandi storie d'amore e della riflessione sulla cultura iraniana, dopo questa incursione nella commedia?
Non è detto per le prime. E' certo per la seconda in versione cartoon: "Non ho intenzione di fare altri film di animazione", dice la regista. "Sono davvero troppo faticosi, quasi dolorosi, un vero parto! Parlando per metafore io sono una sprinter, non una maratoneta; tendo a volere tutto subito, il che non si sposa bene con i tempi del cartone animato".

In merito al rapporto tra il suo cinema e il Paese d'origine, poi, Marjane Satrapi cita un tormentone del suo nuovo film. "Ma tu dove sei nata?" mi chiede insistentemente uno dei miei compagni d'avventura e io proprio non voglio rispondere. Le origini sono qualcosa che ognuno porta dentro di sé ma non devono tramutarsi in orgoglio nazionale. Non è che, perché sono una regista iraniana, allora sono vincolata a fare solo film che parlino della mia cultura. A volta ho voglia di fare altro, anche un gioco, un divertissement come questo.". E ancora: "Parlare dell'Iran di oggi per me non è facile. La mia vita è altrove, pertanto le notizie che mi arrivano sono 'di seconda mano'. La politica non fa per me, l'ho fatta e non mi è piaciuto. Non è la mia specializzazione, io sono un'artista. E poi, non stimo molto chi fa il 'battagliero' e sostiene le cause a distanza. Se vuoi partecipare davvero a un momento storico, parti e partecipi".

DA STYLE.IT

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