The Motel life e i racconti che aiutano a sopravvivere

di Redazione Cinema 

"Raccontare storie distrae dagli incubi. La speranza è la chiave" recita uno dei personaggi secondari del film a un certo punto. E The Motel Life è proprio questo: due fratelli, disperati, che si sostengono reciprocamente anche con l'aiuto della fantasia

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Stephen Dorff ed Emile Hirsch sono i fratelli Jerry Lee e Frank
Flannigan, protagonisti del film

Stephen Dorff ed Emile Hirsch sono i fratelli Jerry Lee e Frank Flannigan, protagonisti del film

"E' una bella storia" dice Jerry Lee (Stephen Dorff) dal letto di malattia al fratello  (Emile Hirsch) che ancora una volta lo tranquillizza narrandogli qualcosa ispirato dalla realtà ma di sua invenzione. "Non parliamo più ora: non voglio perderla", conclude rigirandosi nel letto e predisponendosi al sonno, al sogno.

Il potere dei sogni che aiutano d affrontare anche il dramma più insostenibile è parte del collante tra due orfani cresciuti assieme a Reno, con il più piccolo che è di sostegno al maggiore, rimasto privo di una gamba a soli sei mesi dalla morte della madre, arrabattandosi con lavoretti di ogni genere fin  dalla pre-adolescenza.

"Ci siamo innamorati di questa storia - tratta da un famoso romanzo di Willy Vlautin, cantante dei Richmond Fontaine - dai temi molto forti eppure semplici, con personaggi densi e sfaccettati, per di più fratelli, come noi, spiegano i registi Alan e Gabriel Polsky presentando The Motel Life al Festival Internazionale del Film di Roma.
"La stretta parentela è un elemento fondamentale del film: parliamo di due fratelli che vivono un ottimo rapporto, che si prendono cura l'uno dell'altro con un amore incondizionato non comune (spesso si tende a raccontare il conflitto tra consanguinei). La nostra speranza è che il pubblico esca dal cinema sentendosi accomunato proprio da questo, da un sentimento fraterno".
Un sentimento illimitato in cui, se a prima vista Jerry Lee, con il suo handicap e il suo dramma, pare più debole e indifeso, al momento giusto i ruoli si ribaltano ed è Frank, allora, quasi alcolista e malato di un amore irrisolto, che necessita di più cure. "Dietro alle tue storie non parli mai", dice il maggiore. "Hai bisogno di scioglierti con qualcuno. Magari non con me, magari con una donna. Ma parla".

Jerry Lee sa essere complementare nel sostegno morale ma anche nell'arte e traduce le storie che il fratello gli racconta in illustrazioni. E proprio le illustrazioni, accanto alle due incredibili prove d'attore di Dorff e Hirsch, sono l'altro elemento affascinante del film.
"Volevamo evitare di ripetere all'infinito l'immagine di Frank intento a narrare. Così abbiamo fatto un vero e proprio scouting alla ricerca di una soluzione creativa. L'illustrazione animata, con uno stile ruvido quanto la vita dei protagonisti, quasi abbozzata più che disegnata, è stata la soluzione perfetta".
E come una storia nella storia, il film si mescola al cartone animato, che si fa espressione dell'utopia di un mondo diverso, dove le avventure della vita non sono lotta allo squallore ma esperienze eroiche al limite dell'iperbole, e dove il destino è più fortunato, più amorevole.

DA STYLE.IT

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