Golden Globe 2013. E' l'anno di Argo, Homeland, Les Miserables e Girls

di Staff Star 

Nel cinema trionfano il film di Ben Affleck e il musical con Hugh Jackman e Anne Hathaway. In tv si conferma il fascino del telefilm spy con Claire Danes e Damian Lewis. Ma la sorpresa è la serie tutta al femminile di HBO

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Dopo un 2012 di crisi e all'alba di un 2013 dai tratti ancora incerti ai Golden Globe è di scena (soprattutto) la 'politica'.
Quella sotterranea dei servizi segreti, principalmente. In qualche modo protagonista tanto di Argo (miglior film, miglior regia) quanto di Homeland (migliori interpreti maschile e femminile in una serie drammatica, nonché miglior telefilm nel genere).
E quella 'operativa' dei navy seal di Zero Dark Thirty, film sui segreti della cattura e uccisione di Bin Laden, che porta alla vittoria Jessica Chastain, miglior attrice protagonista.
Segue la celebrazione dei padri della Costituzione e della loro lotta alla schiavitù con Daniel Day-Lewis miglior interprete principale nei panni di Abramo Lincoln e Quentin Tarantino miglior sceneggiatore per Django unchained (film che si attribuisce anche un premio al miglior attore non protagonista).
Infine gioca con l'attualità Game change, la miniserie su Sarah Palin che guadagna i globi per il miglior film per la tv e la migliore interprete (Julianne Moore).
Il resto è classico.
Nel senso che si conferma il fascino retro di Downtown Abbey (con un premio all'attrice Meggie Smith)  e perché il capolavoro della letteratura romantica (versione musical) Les Miserables vince in ben tre ambiti (miglior commedia o musical, miglior protagonista maschile, migliore attrice non protagonista).
Tutt'altro che classica, anzi, per certi versi imprevedibile, la riuscita della nuova serie HBO, Girls, premiata nell'interpretazione di Lea Dunham e come miglior programma comedy.
Trasgressiva quanto fu Sex&The City ma tutt'altro che sua erede diretta, riesce ad avere la meglio, alle sue prime nomination, su cast e telefilm ben più solidi e affermati. Ma anche qui c'è un po' di 'politica'. Perché le Girls in questione, sottolinea la Dunham nel suo doppio discorso di ringraziamento, sono giovani donne "che pensano non ci sia spazio per loro". Ma riescono a costruirselo.

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Da Vanity


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