Oscar 2013, vincitori Argo e Vita di Pi

di V. C. 

Delusione per Lincoln, favorito nelle nomination ma escluso dai premi principali. Commovente il discorso di Michelle Obama, super star della serata, autrice di un augurio speciale, ispirato e responsabile, al cinema che verrà

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OSCAR 2013, UNA POLTRONA PER DUE
La sorpresa dell'85sima edizione degli Academy Awards? Che il versatile Steven Spielberg, sperimentatore di quasi ogni genere, è rimasto più o meno a bocca asciutta. Cosa che accade di rado. Ma lui, signorile, non si è scomposto. Anzi, si è alzato ad applaudire con garbo ogni rivale.
Il suo Lincoln non è riuscito a resistere alla marcia trionfale di Argo, vincitore del premio al miglior film in quasi ogni precedente contest. Ormai un predestinato. Per i bookers, per Google. Per tutti.
Accanto al successo atteso per il film di Ben Affleck, però, il vero, importante exploit, questo meno prevedibile nonostante le tante candidature (perché in pochi ci facevano affidamento), è stato quello di Vita di Pi.
Ha stupito in particolare il premio alla regia. Categoria in cui Ang Lee si è trovato a battere Spielberg per la seconda volta nella sua vita.

PREVEDIBILI MA PUR SEMPRE EMOZIONANTI
Consacrazioni abbastanza scontate per gli attori: nell'ambito dei protagonisti, così come delle figure di supporto, sono stati confermati tutti gli esiti precedenti. Daniel Day-Lewis e Jennifer Lawrence migliori interpreti principali, Christoph Waltz e Anne Hathaway, migliori attori non protagonisti. Confermata anche Adele, candidata per la miglior canzone ma già vittoriosa altrove per questa categoria. Sua, la reazione più autenticamente sorpresa.

LA LEZIONE DI MICHELLE OBAMA
In una serata dedicata al rapporto musica-cinema, alla celebrazione di un classico (Bond, al suo cinquantesimo 'anno di vita') e al ritorno di importanti talenti sulle scene (Adele, al primo live dopo la gravidanza; Barbra Streisand assente da tempo immemore dal palco degli Oscar), resterà impresso nella memoria soprattuto il mini speech della first Lady d'America, Michelle Obama, a cui è andato l'onore di consegnare il premio più ambito dell'anno. Quello alla migliore pellicola.

«E' per me un onore introdurre i candidati a titolo di best movie e aiutare la celebrazione di storie che ci hanno portato indietro nel tempo, in giro per il mondo, che hanno elevato i nostri spiriti e ci hanno fatto ridere e riflettere, che ci hanno trasportato in luoghi che nemmeno potevamo immaginare... E' stato un anno eccitante per il cinema», ha esordito la singora Obama. «Con film che ci ricordano come possiamo sempre trasformare la nostra vita, come possiamo superare gli ostacoli quando troviamo il coraggio di credere in noi stessi».

E ancora: "Sono lezioni che si applicano bene a ognuno di noi. Non importa come siamo, da dove veniamo, come appariamo o chi amiamo. Sono storie importanti soprattutto per i giovani. Ogni giorno attraverso la pratica e la frequentazione delle arti, i nostri bambini imparano a coltivare la loro immaginazione, a sognare un po' più (in) grande, a impegnarsi e lottare per i loro sogni. Il vostro è un lavoro di vitale importanza».

Una presa di posizione forte, la sua. Di sostegno a un'industria che nasce soprattutto come culturale. Quasi un invito "ufficiale"  - lanciato direttamente dalle sale della Casa Bianca, non dal Dolby Theatre - a continuare così, in un ritorno alle origini. Quando il cinema era stupore, speranza, analisi del proprio tempo, educazione e non solo mercato.
Belle parole, Michelle!

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Da Vanity


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