L'uomo d'acciaio a Taormina. Russell Crowe: «Signora, è sicura che Krypton non esista?»

di Redazione Cinema 

Nella giornata inaugurale del Taormina Film Fest il protagonista è L'uomo d'acciaio di Zack Snyder, in cui il giovane Henry Cavill interpreta Superman; ma sotto i riflettori siciliani è Russell Crowe, che nel film è suo padre (biologico), a dominare la scena. Ironico e sorridente

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L'uomo d'acciaio, presentato in anteprima mondiale a New York, poi, per l'Europa a Londra, approda finalmente a Taormina, dove, nella cornice suggestiva dell'antico teatro, trova l'apice del suo breve tour nel Vecchio Continente.

C'è molta curiosità per Henry Cavill, l'attore britannico che, per molti, raccoglie in charme e carisma l'eredità del Superman per antonomasia Christopher Reeve, ma l'attenzione maggiore della stampa è per "Il Gladiatore" Russell Crowe che in questa produzione, che già dal titolo mira a rifondare, se non a rivoluzionare, il mito del super eroe mediaticamente più longevo (oltre 70 anni di storia!), si confronta con il peso di un altro mito, Marlon Brando, padre di Superman nella sua versione cinematografica più famosa.
«Non ho visto i film su Superman; dell'intera carriera di Marlon Brando, mi mancano solo quelli», spiega il divo australiano a chi mira subito al paragone con il passato. «So, però, quanto Brando sia una leggenda del cinema… Ed è indubbio che, nel confronto, io ho il costume più bello!».

Russell Crowe sorride sornione e continua: «Davanti al personaggio, comunque, la sfida è oggi come ieri la stessa: raccontare il sacrificio di un padre per il futuro del figlio. E mi attraeva che questo avvenisse in una situazione anomala: su un altro pianeta, da parte di un alieno, con un punto di vista quindi diverso». E con una presenza fisica notevole: tanto che per entrare nell'armatura di Jor-El, Crowe ha dovuto fare qualche sacrificio, sì, ma nell'ambito dei peccati di gola e sottoponendosi a un duro allenamento. «Ormai non c'è film per i quale non mi mettano a dieta!», commenta auto-ironico.

Poi, a chi gli chiede se tra i ruoli eroici immersi in mondi inesistenti o romanzati preferisce quelli drammatici radicati nel contemporaneo, spiega: «Signora, ma è sicura che Krypton non esista? Io ci credo! In fondo, anche su Krypton interpreto un padre. E non posso non capire a fondo la natura dei suoi sentimenti. Anch'io sono padre, ho due figli, mi pongo le stesse grandi domande sulle possibilità che la vita può concedere loro. E questo per me è quanto basta per accettare un ruolo. Amo il mio lavoro e non mi importa da dove venga il mio personaggio, purché mi stimoli. E quando accetto la parte mi sento felice, completo. E non vorrei essere altrove che sul set». E noi con lui, al cinema. L'appuntamento questa volta è il 20 giugno, quando L'uomo d'acciaio uscirà nelle sale italiane.

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