Amiche da morire, al cinema con una "banda di femmine". E Vinicio Marchioni

di Marion Vague 

Una commedia dai risvolti noir tutta al femminile, con un solo quarto incomodo: il fascinoso Vinicio Marchioni, che se la dovrà vedere con Claudia Gerini, Sabrina Impacciatore e Cristiana Capotondi. Nelle sale il 7 marzo

Marion Vague

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Tre donne diversissime tra loro, una piccola isola siciliana (ricreata a Monopoli, Puglia), un commissario di polizia piuttosto misogino e... un morto.
Amiche da morire
, commedia tutta al femminile che profuma di noir, segna il battesimo alla regia di Giorgia Farina, 25 anni, ed è interpretata da un trio d'eccezione (Claudia Gerini, Cristiana Capotondi e Sabrina Impacciatore) impegnato a rappresentare "tre femmine moderne", alla ricerca di un riscatto personale, senza bisogno degli uomini.
Un cast tutto rosa, fatta eccezione per Vinicio Marchioni (il commissario Malachìa).

«Amiche da morire è un'innovazione totale: non ricordo un altro film recente in cui ci siano solo protagoniste femminili. Con la regista abbiamo costituito una banda di femmine», racconta Claudia Gerini. «Ci siamo trovate molto bene. È scattato qualcosa che non è da dare per scontato: una buona vibrazione, un'alchimia tra di noi per cui ognuno dei personaggi, scritto in modo molto ben definito, ha funzionato, perché ognuna di noi esaltava l'altra. In più, essendo noi tre delle attrici e non delle comiche, non abbiamo mai avuto il complesso del "dover far ridere" a ogni costo».

Il film, in uscita il prossimo 7 marzo, racconta la storia di Gilda (Claudia Gerini), prostituta dalla bellezza prorompente venuta dal continente, Crocetta (Sabrina Impacciatore), brutto anatroccolo con la fama della "porta-iella" che cerca l'amore ostacolata da una madre soffocante e Olivia (Cristiana Capotondi), mogliettina da manuale, bella ed elegante, che suscita invidia e ammirazione per via della sua vita (apparentemente) perfetta accanto al bel marito Rocco. Le protagoniste, nella claustrofobica realtà di un'isola non ben precisata, combattono quotidianamente il pregiudizio (ognuna a proprio modo) e si trovano costrette, malgrado le loro evidenti diversità, a fare fronte comune per salvarsi la pelle, a causa di un delitto che le vede tutte coinvolte.
La loro "singolare" amicizia non convince il commissario Malachìa che fa di tutto per vederci chiaro, senza molto successo.

L'amicizia tra donne, contro ogni preconcetto e stereotipo, si pone al centro di Amiche da morire. «Il messaggio che portiamo con questo film è in controtendenza alla sempre dichiarata rivalità femminile», dice Cristiana Capotondi. «L'amicizia tra donne è una forma d'amore: quando provi per una donna un'attrazione intellettuale, c'è sempre qualcosa di te che devi scoprire nell'altra. L'amicizia è fondamentale per conoscersci e acquisire certe cose di noi stessi sulle quali molto spesso non puntiamo. Queste tre donne, così diverse tra loro, in fondo potrebbero incarnare benissimo una donna sola».
Le tre protagoniste sono entusiaste dei personaggi pensati dalla regista come ruoli a tutto tondo e non concepiti come marginali, non dei «contorni colorati messi a supporto di un grande comico», dice Giorgia Farina.

Sabrina Impacciatore della sua Crocetta si definisce addirittura innamorata, al punto tale da farsi imbruttire per metà del film, prima di dare vita a una svolta sexy del personaggio: «Sognavo di interpretare un personaggio così, lo aspettavo da tempo e oramai avevo perso le speranze perché, come sappiamo, purtroppo nel cinema italiano i ruoli sono per la quarta di reggiseno e lo stacco di coscia! Poi Giorgia mi ha presentato la sceneggiatura che ci ha fatte innamorare tutte e tre, con questa Crocetta che mi ha fatto perdere la testa in 20 secondi. In Italia non c'è l'idea dell'attore, si pensa che l'attore sia un qualcuno che ha una faccia carina, va lì e dice le cose in maniera naturale... Questo invece è un personaggio che mi ha fatto lavorare tanto. Ogni tanto a casa parlo ancora come Crocetta, per non abbandonarla!».

E Vinicio Marchioni? Il commissario Malachìa è una sorta di ritratto dell'uomo italiano medio: «È semplicemente la vittima di una donna e di una storia dalla quale esce devastato. Fondamentalmente un uomo in difficoltà. Sono quegli uomini con l'aspetto da macho che hanno dentro una solitudine enorme! Per me questa è stata un'esperienza divertentissima, il primo ruolo importante in una commedia, fatta eccezione per Scialla» dichiara l'attore.

Alla domanda "Ti sei sentito il quarto incomodo?" risponde senza esitazioni: «Quando arrivi sul set dove ci sono tre prime attrici ti fai il segno della croce! Qui però ho trovato tre professioniste straordinarie e tre donne adorabili, che mi hanno fatto ricredere su molti luoghi comuni del cinema italiano. Sentivo l'esigenza di cimentarmi in una commedia e questa, tra tutte quelle che mi sono state proposte, mi è sembrata la più intelligente, carina e garbata. Mi ha poi colpito che il film fosse declinato esclusivamente al femminile».

Nessun litigio da prima donna? Pare proprio di no, neppure per la fila per il trucco. Rivela la Gerini: «Una differenza rispetto al lavorare con attori uomini l'ho notata: sono molto più vanitosi delle ragazze, ho trovato solo differenze nel tempo passato al trucco: meno attese!!». Hai capito, i maschietti?

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Da Vanity


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