Florence Korea Film Fest. Choo Chang-Ming: inseguo il bello, non il gusto del pubblico

di V. C. 

L'undicesima edizione del festival fiorentino dedicato al cinema sud-coreano inaugura con un film in costume record di incassi. Ma il suo autore insiste: non sono pop


Choo Chang-Ming sul set di Masquerade

Choo Chang-Ming sul set di Masquerade

L'undicesimo Florence Korea Film Fest apre con Masquerade, un film che è un caso. Il motivo? Con oltre 12 milioni di biglietti venduti, è balzato al terzo posto nella classifica dei lungometraggi più visti (e redditizi) del cinema coreano. Il suo autore, Choo Chang-Ming, classe 1964, è il vincitore della passata edizione del festival toscano. Con il delicato Late blossom, dedicato all'amore in età senile.

Benvenuto, Choo Chang-Ming.
Grazie. Sono emozionato. L'anno scorso ho vinto ma non ero in Italia. Quest'anno ho l'onore di inaugurare il festival. Sono appena arrivato da Roma, non conosco Firenze ma quel poco che ho visto è bellissimo. Intendo fermarmi oltre il tempo previsto.

A meno di 50 anni è entrato nella storia dei successi coreani. Ne era consapevole girando Masquerade?
Ni. Sicuramente mi sentivo investito di una certa responsabilità: in questo mestiere tutto dipende dal successo del tuo film precedente. Il mio era andato bene e questo mi ha permesso di trovare chi supportasse un nuovo progetto più 'in grande'. Poi, ammetto che sul set, si è creata la giusta alchimia, Quella che ti fa capire che stai andando nella giusta direzione.

In questo senso, ogni nuovo progetto è anche una nuova sfida. Che tipo di sfida è stata per lei Masquerade?
Quella di raccontare in favola i nostri tempi. L'anno scorso la Corea del Sud ha assistito alle elezioni presidenziali, un tema d'attualità che tutti seguivano. Mi è venuta voglia di parlare di questo tipo di situazione, della politica e delle sue regole, ma sapevo che, se, da un lato, l'argomento era sulla bocca di tutti, dall'altro non tutto il pubblico sarebbe andato al cinema per vedere un film di interesse puramente storico, concettuale o d'autore. Così ho pensato di affrontare la cosa come una favola. Un racconto più semplice e fantastico, che tutti sanno e possono apprezzare.

Viene dal più intimista Late blossom. Qual è l'emozione che preferisce rappresentare sul grande schermo?
La bellezza attraverso la bellezza. Cerco la bellezza.

E la sua regola d'oro? Che limite si pone quando si mette alla regia
Mai fare qualcosa solo perché funziona o perché piace al pubblico.

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