La «ragazza di Bube» se n'è andata.
Nada Giorgi, la cui storia ispirò il celebre
romanzo di Carlo Cassola, è morta questa mattina all'ospedale
fiorentino di Ponte a Niccheri, dove era ricoverata a causa di
un'insufficienza renale e di una forte polmonite. Aveva 85
anni.
Nata a Pontassieve nel 1927, negli anni della Resistenza
Nada si innamorò del partigiano Renato Ciandri e
stette sempre al suo fianco nella lotta contro il fascismo. Nel
1945 Renato, detto "Baffo" venne accusato di aver preso parte,
insieme ad altri partigiani, all'omicidio di un maresciallo
dei carabinieri e di suo figlio durante
una lite.
Ciandri si dichiarò subito estraneo ai fatti e la ragazza lo
sostenne. Per tutta la vita Nada proclamò l'innocenza del marito,
anche quando fu condannato per duplice omicidio. Il partigiano fu
fatto espatriare dal Pci, ma dopo poco tempo fu arrestato
dall'Interpol in Francia e rinchiuso nel carcere di Alessandria.
Scontò 14 anni di prigione. Quando uscì, nel 1960,
ad aspettarlo c'era Nada. I due si sposarono ed ebbero un figlio,
Moreno, che oggi ha 50 anni.
Nel 1960, mentre "Baffo" era ancora in carcere, venne pubblicato
il libro di Carlo Cassola. Nel romanzo, vincitore
del Premio Strega, lo scrittore descrive il partigiano "Bube"
(nella realtà Renato Ciandri) come se fosse colpevole
dell'omicidio.
Nada Giorgi non riuscì mai a dimenticare quanto scritto da Carlo
Cassola. Tra le pagine de La ragazza di Bube ritrovò una
storia d'amore, la sua, radicalmente distorta: nel libro, infatti,
si lascia intendere che Mara, la protagonista, avesse avuto una
storia con un altro uomo. Una supposizione inaccettabile per
Nada.
Così come è sempre stata inaccettabile l'idea che il marito
fosse stato condannato per un crimine che non aveva commesso.
Inaccettabile la sofferenza degli anni trascorsi in carcere,
lontano da lei. Inaccettabile scoprire che Cassola, al quale i due
avevano raccontato personalmente la propria storia, si fosse
schierato dalla parte degli accusatori.
«Per tutta la vita Nada ha difeso con tutta se stessa la figura
di Bube, cercando di ristabilire una verità storica che il romanzo
di Cassola aveva tradito», ha detto oggi Riccardo
Nencini, segretario nazionale del Psi.
«Se n'è andata la ragazza di Bube, ma resteranno sempre
con noi il suo coraggio e l'amore per la libertà e per la
verità».