Denzel Washington: "La morte di Whitney (Houston) ci sia d'esempio"

di Elisabetta Lombardo 

Ancora sconvolto dalla scomparsa prematura della sua amica Whitney Houston, Denzel Washington lancia un monito ai suoi colleghi, troppo spesso sedotti dal successo…

Elisabetta Lombardo

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Denzel Washington

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Denzel Washington è rimasto molto colpito dalla morte della sua amica Whitney Houston, ma soprattutto da cosa l'ha portata a una scomparsa così imprevista e prematura (la cantante non aveva ancora compiuto 49 anni) che dovrebbe indurre a riflettere i suoi 'colleghi' dello showbiz. La leggenda dell'R'&'B è stata trovata priva di vita nella vasca da bagno della sua camera d'albergo: una morte per annegamento, causato probabilmente da overdose di droga. Per Washington, probabilmente Whitney non è riuscita a capire fino in fondo le conseguenze che l'abuso di crack e cocaina le avevano provocato. Una fine molto triste, la sua, che l'attore si augura possa servire da monito per tutti gli attori e i musicisti che troppo facilmente si lasciano sedurre dal lato oscuro del successo.

«Whitney era una ragazza dolcissima e veramente modesta. È più di un esempio per me e per tutti noi. Riascoltavo la sua canzone I Look to You. Beh, è profetica. - sono le parole di rammarico di Denzel sull'argomento - Forse rischio di essere fuori luogo con quello che sto dicendo… Forse non pensava di essere arrivata a quel punto, ma il suo fisico l'ha tradita. Non aveva capito che il suo corpo si stava deteriorando così in fretta. Non poteva reggere, il nostro corpo può farcela fino a un certo punto. Alcuni di noi riescono a sopravvivere (a Holywood e alla fama), altri no».

L'aspetto più tragico di questa vicenda, secondo Denzel Washington, è il fatto che per un periodo la Houston sembrava uscita dalle sue dipendenze, ma resistere alla tentazione è uno degli ostacoli più difficili da superare. Intervistato da GQ di ottobre, l'attore ha detto: «Whitney era la mia ragazza… era stata così brava ad uscirne. È questa la parte più difficile delle dipendenze. Questa mostruosità la teneva in pugno, era cattiva. Non ne esci da sola. Nessuno può batterla. Penso a quelli che conosco - non credo di essere inopportuno nel dirlo - a Samuel L. Jackson ad esempio. Lo conosco da una trentina d'anni, era arrivato a toccare il fondo. E ce l'ha fatta, ha risalito la china. E una volta tornato pulito, non si è mai più guardato indietro. Ma ora non può permettersi nemmeno una birra, sa che potrebbe riportarlo al punto di partenza».
(fonte Bang)
(foto Corbis)

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