Johnny Depp: «È una vita che sono Dillinger»

06 novembre 2009 
<p>Johnny Depp: «È una vita che sono Dillinger»</p>
PHOTO CLAUDIO MARGOTTA

Se mai Robin Hood ha avuto un volto, nella leggenda popolare, questo è quello di John Dillinger, famosissimo fuorilegge americano degli anni Trenta che rapinava le banche, dalla gente considerate le responsabili della grande crisi del '29.
Lui rapinava per se stesso, non donava ai poveri, ma il fatto stesso che mettesse in scacco le banche e il governo durante la Grande Depressione, ne faceva un eroe per la gente comune, alle prese, come accade oggi, con povertà e disoccupazione. Ora quell'eroe è stato ritratto al cinema da Michael Mann nel film Nemico Pubblico e il fuorilegge ha il volto di Johnny Depp. L'avventura di John Dillinger non durò molto. Morì a 34 anni per mano della neonata FBI guidata da Melvin Pervus (Christian Bale). Mann racconta in particolare gli ultimi tredici mesi di vita del bandito, dalla sua ultima fuga da carcere (riuscì a fuggire ben due volte) sino alla morte, avvenuta a Chicago, all'uscita di un cinema, la sua grande passione.
"Ne aveva due di passioni, il cinema e Billie Frechette". Racconta Depp. Billie Frechette era il grande amore di Dillinger, ed è interpretata dal premio Oscar Marion Cotillard.

Conosceva già il personaggio di Dillinger prima di leggere il copione?
«Da bambino giocavo a essere Dillinger. Entrambi siamo nati nella stessa Middle America, lui in Indiana, io in Kentucky. Dillinger aveva una voce talmente simile a quella di mio nonno, per accento e cadenza, che quando l'ho ascoltata, mi pareva di avere a che fare con un parente».

Ci sono molte leggende che circolano sul suo personaggio.
«Si, ad esempio che sia ancora vivo. Sarebbe un centenario.

Si dice anche che fosse superdotato...
«Ah, Ah! Per questo hanno preso me, per la parte».

No, seriamente: lei cosa pensa di lui? La sua popolarità era eccessiva? In fondo era un delinquente...
«La sua figura è stata idealizzata ma sono convinto che Dillinger non fosse per sua natura malvagio. Passò dieci anni della sua vita in un riformatorio minorile a causa di una sciocchezza commessa da ragazzo, per cui fu punito in modo troppo severo e la scuola del carcere, si sa cosa insegni».

Dillinger aveva un ottimo rapporto con i media. Gli somiglia anche in questo?
«Dillinger sapeva fare marketing di se stesso, era una vera e propria rock star, ma allo stesso tempo aveva una capacità incredibile di passare inosservato. Era uno dei ricercati più pericolosi, eppure andava al cinema, alle fiere di paese, una volta è entrato nel commissariato di polizia di Cicago, per sfidare i nemici. Ha passeggiato per i corridoi, salutato gli agenti ed è uscito tranquillamente.
Io non sono bravo come lui, se voglio passeggiare in santa pace devo andare nella mia piccola isola delle Bahamas». 

Lo fa spesso?
«Tutte le volte che posso, a Natale ci vado sempre».

Com'è che ha comprato un'intera isola?
«Dopo aver girato il primo Pirati dei Caraibi, io e la mia ragazza siamo andati in vacanza alle Bahamas e ci hanno detto che c'era quest'isoletta in vendita. L'abbiamo vista e ci siamo innamorati».

"La mia ragazza"? Così la chiama, dopo undici anni di convivenza?
«E' la mia ragazza. Lo sarà sempre».

Non diventerà mai sua moglie? Vanessa Paradis Depp...
«Non mi sento di rovinarle il cognome e non ci serve un matrimonio per essere legati l'uno all'altra».

Siete una delle coppie piu' longeve di Hollywood, qual è il segreto?
«Amarsi, essere gentili l'uno con l'altra, fare bambini».

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