Cate Blanchett. Una vita che si chiama desiderio

17 novembre 2009 
PHOTO CLAUDIO MARGOTTA -

[...] Quarant'anni (compiuti il 14 maggio scorso), tre figli, un matrimonio solido, un Oscar (per The Aviator di Martin Scorsese) [...] e una filmografia che è uno slalom astuto tra arte e commercio, sperimentazione estrema e blockbuster.  [...] lei che inglese non è (è nata a Melbourne, Australia) ha girato il nuovo Robin Hood: la regia è di Ridley Scott e il film è in uscita nella primavera 2010. [...] Il 27 novembre Cate arriva con la sua Blanche (ha debuttato a teatro con una nuova edizione di Un tram che si chiama desiderio, con la regia di Liv Ullmann) a New York, preceduta da recensioni strepitose.

Lei è una megastar ma non si comporta come tale. Grandi film, zero tabloid.
«Furba, eh? Mi prendo solo la parte migliore».

Che sarebbe?
«Il flusso continuo del lavoro [...]».

Oggi il successo si identifica soprattutto con l'idea di diventare famosi.
«Una cosa che mi ha sempre interessato pochissimo. [...]»

Lei frequenta le conferenze ambientaliste. Perché questo interesse?
«Perché non si può vivere senza questo interesse! [...] In un mondo in cui non siamo mai incoraggiati a pensare abbastanza, porsi il problema di dove va a finire la spazzatura attiva anche il cervello».

A casa sua, lei è ordinata?
«Abbastanza. Con tre figli che vanno alla Montessori, quindi sono molto liberi, bisogna essere ordinati. Altrimenti si finisce nel caos».

Che cosa sanno i bambini del suo lavoro?
«Poco. Ma mi sono accorta che stanno crescendo. Quando ho fatto Indiana Jones, si sono molto esaltati all'idea che io fossi diventata un pezzo di Lego! [...]».

Sul grande schermo, ha baciato uomini che fanno perdere la testa: Brad Pitt più di una volta, Clive Owen, adesso Russell Crowe...Suo marito non è mai geloso? «I baci al cinema sono solo tecnica! [...]»

Secondo lei, esiste un cinema al femminile e uno al maschile?
«Mi fa venire in mente la fotografia che scattarono per il 60esimo anniversario del Festival di Cannes, con tutti i registi che avevano vinto la Palma d'Oro. C'era solo una donna, Jane Campion. [...] evidentemente, come artiste, siamo ancora in minoranza».
[...]

Nel film Il curioso caso di Benjamin Button, dove l'hanno truccata fino a farla diventare ottantenne, ha provato l'effetto che fa l'invecchiamento. Le ha fatto desiderare di fare un salto dal chirurgo?
«È stato uno shock. Non tanto la mia faccia da ottantenne, ma quella da cinquantenne. Però, per ora, niente chirurgo».

Suo marito ha detto che potrebbe divorziare se lei si rifà.
«Sì, è vero, l'ha detto! Non è una meraviglia?».

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