Checco Zalone: «Io come Borat? Non suona male»

03 dicembre 2009 
<p>Checco Zalone: «Io come <em>Borat</em>? Non suona male»</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Battesimo cinematografico già campione d'incassi (Cado dalle nubi); primo libro, completo di cd con la colonna sonora del film e di manualetto intitolato Come raggiungere l'acne del successo. E una copertura tv come mai si era vista prima.... Per Checco Zalone è proprio un momento d'oro

Per la tua comicità sono stati fatti paragoni illustri, come quello con Borat di Sascha Baron Coen. Ti ci ritrovi?
«Borat mi è piaciuto molto. La mia è una comicità più edulcorata, con meno scene di nudo, meno volgare, però la matrice è la stessa. L'ironia nasce dal fatto che Checco è un puro, un naif, uno che il male nemmeno lo vede ed è politicamente scorretto senza accorgersene».

Il film è la storia della scalata della mediocrità. Una critica al panorama della Tv di oggi?
«Nelle ultime settimane sono stato ospite in diversi programmi, anche nei talent show. Dal di fuori pensavo che le liti e gli atteggiamenti divistici fossero solo scene, invece mi sono accorto che è tutto vero. Concorrenti e conduttori si prendono troppo sul serio, mentre dovrebbero mettere un po' più di ironia in quello che fanno. La grande Maria (De Filippi, ndr) ha un atteggiamento più giusto, forse perché meno preoccupata degli ascolti».

Ma c'è anche la Tv ironica. Dario Vergassola, ad esempio, ti definisce il suo erede e vorrebbe averti ospite sul divano di Parla con me...

«Sono lusingato, lo adotto subito come "de cuius". La prima cosa che mi ha fatto ridere di cuore, da bambino, è stata la sua canzone Mario. Sul divano ci andrei volentieri, ma al prossimo film: per Cado dalle nubi sono stato davvero dappertutto!»

Già si parla di nuovo film. Un futuro nel cinema, quindi?
«Il cinema ha tempi dilatati, mi fa lavorare più tranquillo, lo preferisco. Non si direbbe, ma sono emotivo. La tv e il teatro mi mettono in tensione e spesso, prima di salire sul palco, maledico questo mestiere e vorrei aver scelto di fare l'impiegato. Prima di fare annunci, però, aspetto di vedere come andrà il film».

Paura del verdetto del botteghino?
«Un po'. Il fatto è che io vado forte sul "gratis", cioè in Tv e su Youtube, ma non so se la gente sarà disposta a pagare sette euro per vedermi, anche se tutto quello che c'è nel film è materiale nuovo, mai visto prima in televisione».

C'è anche un pezzo forte, un nuovo tormentone sul genere di Siamo una squadra fortissimi?
«C'è una canzone di cui sono molto orgoglioso, si intitola I uomini sessuali. E' pura poesia, mi aspetto il premio Tenco».

Il tuo successo è arrivato con l'inno dei Mondiali. Cosa tirerai fuori per quelli dell'anno prossimo?
«Mi lascerò guidare dall'ispirazione del momento, spero che qualcuno rubi come all'epoca di Moggiopoli. Intanto, però, da buon barese vorrei fare un appello a Lippi perché convochi Cassano, l'unico che può restituire al calcio la dimensione romantica che sta perdendo».

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