Videointervista
Sergio Rubini, A cuore aperto

08 marzo 2011 
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 Sergio Rubini, <em>A cuore aperto</em></p>

Dopo 25 anni di cinema, il regista e attore Sergio Rubini torna a teatro. E lo fa con A cuore aperto, un insolito reading che spazia nella poesia e nella letteratura del Novecento: da Pablo Neruda a Giacomo D'Angelo, senza dimenticare De Filippo, Leopardi e Sanguineti, la storia vera di Puskin e la morte di Desdemona.
"Non avrei mai pensato di tornare sul palco, ho sempre pensato che il cinema avesse una maggiore vitalità. Così ho concepito questa tournée volutamente piccola, quasi di nascosto da me stesso. Ma ora mi sono innamorato dello show e l'anno venturo vorrei continuare a presentarlo in giro per l'Italia", spiega Rubini. Che poi aggiunge: "La colonna sonora è costituita da musiche originali eseguite dal vivo da Michele Fazio (pianoforte), Emanuele Smimmo (batteria) e Marco Loddo (contrabbasso)".

Perché ha deciso di tornare a teatro?
"Perché ho sempre amato la lettura a voce alta. Non solo di poesie, ma anche di libri e di sceneggiature. L'ho praticata per i miei amici, per i miei famigliari, qualche volta per la radio.
Il mio produttore, sapendolo, ha insistito perché rendessi pubblica questa mia passione e alla fine mi ha convinto".

Come ha selezionato i testi del reading?
"Ho scelto un po' del materiale che in questi anni ho approfondito per me stesso. Da quando ho scoperto Sanguineti al liceo, per esempio, ho continuato a leggerlo con la stessa enorme emozione. Medesimo discorso per Neruda , che mi ha sempre affascinato per la sensualità".

A cosa si riferisce il titolo A cuore aperto?
"All'obiettivo dello spettacolo: mettere a nudo lo spettatore".

Che cosa può insegnare la poesia oggi?
"La poesia dà senso a tutto quello che apparentemente non ne ha. Ci siamo un po' smarriti in questa società dell'immagine. E non c'è da stupirsi: le immagini sono caotiche e spesso sono talmente assordanti da risultare mute. La parola e i suoi silenzi sono la strada per dare un significato alla vita. La gente ha bisogno di qualcuno che, attraverso le parole, indichi strade, percorsi e accenda luci".

Uno sguardo al futuro: i suoi prossimi progetti?

"Sul fonte del cinema, ho appena scritto un film per la Fandango che si intitola La delegazione: spero venga girato entro l'anno. Inoltre sono impegnato, insieme al tedesco Richard Sammel, in una pellicola del regista brasiliano Vicente Ferraz, La montagna, ambientata nella seconda guerra mondiale.
Quanto al teatro, girerò ancora un po' l'Italia con A cuore aperto. E visto il successo di pubblico e di critica, spero di riproporlo in tournée anche l'anno prossimo".

>> video I BAMBINI VISTI DAI GRANDI: SERGIO RUBINI

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