Caterina Guzzanti: «Mi piace comandare maschi indisciplinati»

30 marzo 2011 
<p style="margin-bottom: 0cm;">Caterina Guzzanti: «Mi piace
comandare maschi indisciplinati»</p>

Ci sono personaggi che, nonostante le apparenze spigolose, riescono a conquistarci. Queso è il caso di Arianna, assistente alla regia del mitico Renè Ferretti, regista di fiction tendenti al trash che ora, nell'attesissimo Boris - Il film, si addentra nei meandri del cinema d'autore.

Nei panni di Arianna troviamo ancora una volta Caterina Guzzanti, che abbiamo appena visto sul grande schermo in Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno.

Interpreti Arianna da quattro anni. Quanto ci sei affezionata?
«Tantissimo, ormai mi ci ritrovo perfettamente in sintonia, nonostante sia ben diversa da me.
Mi diverto a fare la 'cattiva', dato che nella vita non lo sono per niente e poi, lo confesso, mi piace comandare i maschi indisciplinati, almeno sul set.
L'unica difficoltà è stata per l'impostazione della voce: la mia non "spacca" come quella dei registi e degli aiuto-registi che hanno un diaframma bello potente».

Quante donne come Arianna ti è capitato di incontrare tra un set e l'altro?
«Due o tre. Tutte donne in gamba e dotate in grande intelligenza, che sembrano assumere tratti maschili (soprattutto nell'abbigliamento) anche perchè, a differenza di quanto succede in Boris, tengono realmente in pugno il set».

Ma come reagiscono gli addetti ai lavori alla raffinata parodia che Boris fa di una certa fiction?
«Pare che tutti seguano Boris ma ben pochi riescono a riconoscersi.
Mi sento dire 'ho visto Boris, davvero carino!' e quel 'carino' lo trovo preoccupante, perchè vuol dire che manca spirito critico e le cose difficilmente cambieranno».

Continuiamo il viaggio "dietro le quinte": che rapporto si è creato con i colleghi?
«Siamo amici, però non di quelli del tipo 'ti chiamo' ma poi non si fanno sentire. Ci frequentiamo per davvero: organizziamo aperitivi e andiamo insieme a vedere gli spettacoli teatrali dei nostri colleghi. Insomma, siamo una piccola famiglia. E non è per dire».

Niente competizione, coltelli tra i denti e ruggini come nella fiction?
«Assolutamente no. Quella magari la si può trovare tra i divi, ma non certo tra di noi».

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