Raf e i suoi Numeri

11 maggio 2011 
<p>Raf e i suoi <em>Numeri</em></p>

1984, l'anno di Self Control. Raf pubblica questo che è il suo primo singolo, un brano dance che raggiunge il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo. Da allora in poi ci sono tanti successi e parecchi dischi. L'ultimo, quello più nuovo, è da pochi giorni nei negozi: si intitola Numeri.

Con un titolo così è inetivabile partire da quelli che consideri i numeri della tua carriera…
«Se parliamo del primo decennio, i numeri erano molto soddisfacenti a livello di vendite e di passaggi radiofonici. Credo in ogni disco che faccio e mi assumo la responsabilità dei miei lavori, però alcuni album mi rappresentano meglio di altri».

Tipo?
«Parlo, per esempio, d La prova, del 1998. Ancora oggi riascoltandolo ne vado abbastanza fiero, eppure forse è stato il mio disco più deludente dal punto di vista del posizionamento nelle classifiche».

Il nuovo cd si apre con Numeri, in cui canti con Frankie Hi-NRG e Nathalie: un inizio frizzante. Com'è nato questo trio così bene assortito?
«Non volevo cimentarmi in una sorta di rap sui generis, come era successo in passato. Cercavo un rapper per questo brano, che avrebbe dovuto scrivere la sua parte di testo, perché a un rapper non si può imporre qualcosa scritto da altri. Con Frankie abbiamo una visione simile del mondo, e il risultato mi è piaciuto subito».

E dell'incontro con Nathalie, ex X Factor, cosa ci dici?
«Sono soddisfatto della riuscita del brano. In merito ai talent ho dei dubbi: non credo che riescano sempre a trovare il vero talento come è successo, invece, con Nathalie, e qualche altra eccezione».

A parte Numeri, il resto del disco è una raccolta di classici brani "alla Raf". Perché non hai sperimentato di più?
«Nei live lo faccio (a proposito, partirò in luglio e poi ci sarà una parte autunnale tra ottobre e dicembre). Nei dischi devo trovare un compromesso che mi permetta di essere contento di quello che faccio ma che abbassi il livello di fruibilità dei brani: cerco di fare canzoni semplici perché oggi la musica è usa e getta, e deve andare incontro a questa richiesta di semplicità. Anche le mie canzoni sono usa e getta, ma spero di farle a modo mio, senza mai oltrepassare la linea della banalità».

In questo mondo di musica usa e getta, c'è qualche giovane che ti piace e consideri interessante?
«Dico usa e getta perché oggi non c'è un album di riferimento di cui si possa dire che influenzerà il sound dei prossimi 20 anni… Il panorama della musica leggera oggi è deludente. Ci sono giovani che mi piacciono, ma non faccio nomi».

Finiamo con una domanda che per te sarà un classico: cos'è rimasto degli anni '80?

«Frankie in Numeri sostiene che degli anni '80 è rimasto lo zero. In realtà è rimasto il niente: i valori che fino ad allora avevamo seguito sono caduti ed è rimasto un vuoto mai colmato. Adesso è difficile trovare qualcosa di profondo che possa accomunare tante persone; c'è anche molta confusione, è complicato individuare qualcosa che tu possa condividere con altri. Anzi, condividere è un verbo che usiamo solo quando parliamo di Facebook».

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