Woody Allen: «La mia Parigi soggettiva»

11 maggio 2011 
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify">Woody Allen: «La
mia Parigi soggettiva»</p>

Non c'era il cast al completo, a presentare Midnight in Paris a Cannes. Mancava per esempio, per il dolore dei paparazzi, Carla Bruni. Ma a dispetto del tripudio biondo di Rachel McAdams e Owen Wilson, e della presenza dei più intellettuali Adrien Brody e Michael Sheen, a catalizzare tutte le domande della stampa è stato Woody Allen, ovviamente "interrogato" sul suo amore per Parigi.

«Parigi è un posto magico. L'ho scoperta da adulto, prima la conoscevo solo attraverso i film. Come molti conoscono New York attraverso il cinema, anche il mio. Volevo riflettere la città attraverso i miei occhi. E sono stato fortunato: durante le riprese ci sono stati molti giorni di pioggia e a me piacciono le città sotto la pioggia, questa in particolare. La mia è una Parigi soggettiva, non oggettiva».

Storia di amori e incontri, di intellettuali e marciapiedi, come è nella tradizione alleniana, il film nasce proprio dal suo titolo, come racconta il regista: «Al momento di stendere la sceneggiatura, non sapevo cosa avrei scritto. Sapevo solo che avrei girato un film a Parigi, cosa che mi entusiasmava, e che avevo il titolo, evocativo, perfetto, pieno di romanticismo. Midnight in Paris: e però ignoravo  cosa sarebbe accaduto a mezzanotte a Parigi. Passavano mesi e continuava a non venirmi in mente niente. Poi alla fine l'idea è venuta, tutto parte da Owen che una sera passeggiava e poi... Insomma sono stato fortunato, alla fine mi è venuto in mente. Ma avrei potuto immaginare una storia assurda, e realizzare un brutto film, oppure non avere nessuna idea. E a quel punto avrei dovuto cambiare titolo».

E a proposito di Owen Wilson, che di fatto è uno dei tanti alter ego del regista che affollano i film di Allen, spiega: «Lui è esattamente il mio opposto. Io sono New York, Manhattan, la East Coast, un po' anche l'Europa... Owen è la West Coast, è la personificazione del relax, della spiaggia, dell'amore. E mi ha aiutato moltissimo avere un attore che fosse così ai miei antipodi».

Quanto, invece, a Carla Bruni: «Una volta l'ho incontrata a una colazione - racconta il regista - e l'ho trovata bella e carismatica. Così le ho chiesto se le sarebbe piaciuto lavorare in un mio film, niente di impegnativo, solo un paio di giorni di riprese. Lei ha detto di sì, perché le sarebbe piaciuto raccontare ai nipoti che aveva recitato al cinema. E lavorare con lei è stato piacevole, è abituata all'ambiente dello spettacolo. So che è stato piacevole anche per lei e che è soddisfatta di come è venuta nelle riprese».

 

 

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