Disturbante,
malinconico, onirico, con gocce di catastrofe... Insomma tutto il
pacchetto a cui Lars Von Trier, il regista di
Le onde del destino, Dancer in the Dark e
Antichrist ci ha abituato... Eppure, dal vivo Von
Trier è allegro davvero, e ama sdrammatizzare il suo
lavoro, incluso Melancholia, presentato oggi,
storia di matrimoni e fine del mondo, con Kirsten
Dunst e Charlotte Gainsbourg.
«Era una
commedia, non ve eravate accorti?», dice il regista danese
alla platea di giornalisti assiepati nel post-proiezione. «Quanto
al mio prossimo film, sarà un porno. È stata Kirsten a
insistere - Scherza ancora - Si parte con una scena di
nudo, e poi si vuole sempre di più... Sapete come sono le
donne».
Altre risate in
sala, mentre le due muse Kirsten e Charlotte, diversissime tra loro
e apparentemente non troppo in sintonia l'una col l'altra,
sorridono ai due lati. Kirsten Dunst, protagonista
del film, ribadisce la soddisfazione di avere lavorato con Von
Trier: «È il solo regista che fa film per donne che possono
essere brutte, incasinate, emotive e insomma non le solite
donne da film». Da parte sua Charlotte Gainsburg
specifica: «In realtà, ho l'impressione che entrambe
abbiamo impersonato Lars Von Trier: io
in Antichrist, e Kirsten in Melancholia.
Quindi non vedo questa separazione tra ruoli maschili e
femminili».
Tornando al
film, in cui il matrimonio di due bellissimi giovani (Kirsten Dunst
e Alexander Skarsgard) viene funestato
dall'avvicinarsi del "pianeta Maliconia", il regista spiega:
«Per me
non è un film sulla fine del mondo, ma su uno stato
mentale. Io ho attraversato varie fasi malinconiche... Ma
sono felice di essere qui, e tutti dovremmo essere felici del fatto
che prima di un mese il film non uscirà». E poi aggiunge: «Se sono
soddisfatto di come è venuto Melancholia? Sì. .. Ci siamo
tutti un po' fatti prendere la mano ed è venuto fuori qualcosa di
iper-romantico. Poi quando ho visto le immagini, ho avuto un
momento di rifiuto... Insomma non sono così sicuro. Forse
fa schifo. Spero di no... Ma c'è una possibilità concreta
che non valga la pena di vederlo».
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Quanto alla sua
personale "melanconia", il regista spiega: «Credo di averla
superata. Ho smesso di bere. Leggo libri. Mi sento
bene... Anche se filosoficamente sono contro il non
bere. Credo che ci si dovrebbe intossicare»
Poi però arriva
il momento in cui la sua voglia di essere dissacrante si fa
alquanto pericolosa. Parlando delle sue radici tedesche, e
interrogato riguardo l'interesse per l'estetica
nazista, già dichiarata in passato a un giornale danese,
si addentra in un discorso che gela la sala: «Che posso dire.
A lungo ho creduto di essere ebreo, cosa di cui
ero molto contento, finché non è arrivata Susanne
Bier (regista danese di In un mondo migliore). Ok
scherzo. Però ho saputo di non essere ebreo, come avrei tanto
voluto, e di essere nazista, di famiglia. E anche questo mi ha dato
piacere... Capisco Hitler». Prima vera bomba in
sala.
Intanto
Kisten Dunst cerca di fermarlo col sorriso, poi si
paralizza, ride molto meno rispetto alle battute sul porno
e sulla depressione. Mentre il regista prosegue: «Credo che abbia
fatto delle cose sbagliate. Ma lo riesco a vedere mentre siede nel
suo bunker... Credo di capire l'uomo. Non è certo uno che
definiremmo una brava persona. Aspettate, calma. Non rimpiango
certo la Seconda Guerra Mondiale. Né ce l'ho con gli ebrei. Nemmeno
con Susanne Bier - scherzo, di nuovo. Mi piacciono ancora
moltissimo gli ebrei. Anche se Israele... Quello è
insopportabile. Come ne esco da questa lunghissima frase?». Alla
fine, scherzando, dice: «Ok sono un nazista». Se voleva
distrarre il pubblico dalle scene inquietanti del film, c'è
riuscito.
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