Dal porno a Hitler,
battute e gaffe di Lars Von Trier

18 maggio 2011 
PHOTO GETTY IMAGES

Disturbante, malinconico, onirico, con gocce di catastrofe... Insomma tutto il pacchetto a cui Lars Von Trier, il regista di Le onde del destino, Dancer in the Dark e Antichrist ci ha abituato... Eppure, dal vivo Von Trier è allegro davvero, e ama sdrammatizzare il suo lavoro, incluso Melancholia, presentato oggi, storia di matrimoni e fine del mondo, con Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg.

«Era una commedia, non ve eravate accorti?», dice il regista danese alla platea di giornalisti assiepati nel post-proiezione. «Quanto al mio prossimo film, sarà un porno. È stata Kirsten a insistere - Scherza ancora - Si parte con una scena di nudo, e poi si vuole sempre di più... Sapete come sono le donne».

Altre risate in sala, mentre le due muse Kirsten e Charlotte, diversissime tra loro e apparentemente non troppo in sintonia l'una col l'altra, sorridono ai due lati. Kirsten Dunst, protagonista del film, ribadisce la soddisfazione di avere lavorato con Von Trier: «È il solo regista che fa film per donne che possono essere brutte, incasinate, emotive e insomma non le solite donne da film». Da parte sua Charlotte Gainsburg specifica: «In realtà, ho l'impressione che entrambe abbiamo impersonato Lars Von Trier: io in Antichrist, e Kirsten in Melancholia. Quindi non vedo questa separazione tra ruoli maschili e femminili».

Tornando al film, in cui il matrimonio di due bellissimi giovani (Kirsten Dunst e Alexander Skarsgard) viene funestato dall'avvicinarsi del "pianeta Maliconia", il regista spiega:

«Per me non è un film sulla fine del mondo, ma su uno stato mentale. Io ho attraversato varie fasi malinconiche... Ma sono felice di essere qui, e tutti dovremmo essere felici del fatto che prima di un mese il film non uscirà». E poi aggiunge: «Se sono soddisfatto di come è venuto Melancholia? Sì. .. Ci siamo tutti un po' fatti prendere la mano ed è venuto fuori qualcosa di iper-romantico. Poi quando ho visto le immagini, ho avuto un momento di rifiuto... Insomma non sono così sicuro. Forse fa schifo. Spero di no... Ma c'è una possibilità concreta che non valga la pena di vederlo».
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Quanto alla sua personale "melanconia", il regista spiega: «Credo di averla superata. Ho smesso di bere. Leggo libri. Mi sento bene... Anche se filosoficamente sono contro il non bere. Credo che ci si dovrebbe intossicare»

Poi però arriva il momento in cui la sua voglia di essere dissacrante si fa alquanto pericolosa. Parlando delle sue radici tedesche, e interrogato riguardo l'interesse per l'estetica nazista, già dichiarata in passato a un giornale danese, si addentra in un discorso che gela la sala: «Che posso dire. A lungo ho creduto di essere ebreo, cosa di cui ero molto contento, finché non è arrivata Susanne Bier (regista danese di In un mondo migliore). Ok scherzo. Però ho saputo di non essere ebreo, come avrei tanto voluto, e di essere nazista, di famiglia. E anche questo mi ha dato piacere... Capisco Hitler». Prima vera bomba in sala.

Intanto Kisten Dunst cerca di fermarlo col sorriso, poi si paralizza, ride molto meno rispetto alle battute sul porno e sulla depressione. Mentre il regista prosegue: «Credo che abbia fatto delle cose sbagliate. Ma lo riesco a vedere mentre siede nel suo bunker... Credo di capire l'uomo. Non è certo uno che definiremmo una brava persona. Aspettate, calma. Non rimpiango certo la Seconda Guerra Mondiale. Né ce l'ho con gli ebrei. Nemmeno con Susanne Bier - scherzo, di nuovo. Mi piacciono ancora moltissimo gli ebrei. Anche se Israele... Quello è insopportabile. Come ne esco da questa lunghissima frase?». Alla fine, scherzando, dice: «Ok sono un nazista». Se voleva distrarre il pubblico dalle scene inquietanti del film, c'è riuscito.
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RISULTATI
stf 67 mesi fa

Non si smentsce mai

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