Zero Assoluto: perdersi per ritrovarsi, in questi tempi precari

15 giugno 2011 
<p>Zero Assoluto: perdersi per ritrovarsi, in questi tempi
precari</p>

Perdermi è un invito, un augurio e anche il titolo di un disco, l'ultimo pubblicato dagli Zero Assoluto (alias Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi). Un disco che è un percorso nella realtà di oggi, vista con gli occhi di due ragazzi trentenni o poco più.

Tempo di bilanci?
«Di riflessioni, per forza di cose diverse rispetto a quelle fatte a 20 anni. Arrivare a 30 anni oggi è faticoso. Viviamo in un'epoca di precariato lavorativo ma anche sentimentale: a questa età normalmente uno fa progetti per il futuro, deve in qualche modo decidere cosa fare della sua vita, ma se questi piani non li puoi fare è difficile andare avanti. La nostra è una delle generazioni migliori, secondo noi, che sa perfettamente dove andare (al contrario di quello che si pensa), solo che non può farlo. Le nostre, però non sono canzoni 'sociali': descriviamo la vita con i suoi sentimenti».

Cosa significa per voi Perdermi?
«E' un invito e un augurio che facciamo a noi stessi e anche agli altri: anche se sai qual è la meta, prendi una deviazione. Se ti perdi, scopri qualcosa che non conosci, come capita davvero nei viaggi. E' un arricchimento, perché quando si ritrova la strada -e ci si ritrova- si è cambiati. A 30 anni queste riflessioni le fai, anche se nel perderti non hai vissuto solo cose belle. Anzi, quelle negative ci sono eccome».

Musicalmente l'album ha due anime: una elettronica e una acustica…
«L'idea iniziale infatti era di realizzare due mini cd, poi mettendo insieme le canzoni ci siamo accorti che stavano bene e il mix tra le sonorità elettroniche e quelle elettro-acustiche dà un buon risultato».

Cosa rappresenta la copertina del disco, dove sono raggruppati insetti, una radio, una chitarra, una stella e molte altre cose ancora?
«Quello che vedete è il risultato dell'unione di due quadri che ha realizzato un artista, Diamond. Ci interessava mettere in qualche modo nel disco un riferimento a una nostra passione, che è l'arte contemporanea».

La NASA ha dato il buongiorno all'astronauta Roberto Vittori con la vostra Svegliarsi la mattina, mentre era in orbita nello spazio. Eravate in qualche modo al corrente della cosa?
«No, nella maniera più assoluta! Non sapevamo chi chiamare a Houston (ridono, nda). E' stata una cosa surreale».

Com'è vostra abitudine, siete in tour da prima dell'uscita del nuovo album, cioè dal 30 aprile…
«Ci diverte vedere la reazione del pubblico ai nuovi brani, anche se non mancano quelli che la gente ama sentire: a noi dà fastidio andare a un concerto e non trovare i vecchi successi. Quelli noi li ricanteremo sempre! Per ora, lo faremo per tutta l'estate e speriamo anche oltre».

Matteo Maffucci, condurrai la nuova edizione di X Factor?
«Non lo so. Giuro che non mi nascondo dietro a un dito. L'ipotesi mi ha molto intrigato e sono stato lusingato di aver avuto l'opportunità di parlare di questo progetto. Volevo capire quale fosse l'idea, ma da qui alla partenza di X Factor passano un'estate, un disco e un tour. Fino ad allora è inutile parlarne».

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