Eccolo Tiziano Ferro, al suo quinto disco, il
primo dopo aver fatto outing. La cosa non è solo un pettegolezzo,
ha un valore: intanto, perché l'album si intitola
L'amore è una cosa semplice, e poi perché
lo stesso Tiziano ha affermato che queste canzoni sono «un momento
di cambiamento prepotente», perché sono le prime realizzate dopo
essersi tolto di dosso un bagaglio ingombrante, quello della
mancata accettazione di sè.
Ma siamo davvero così sicuri che l'amore sia
semplice?
«Dai tempi di Nessuno è solo (album
del 2006, nda) mi piace lanciare qualche esortazione. L'amore,
come sete, fame, sonno, dovrebbe venire spontaneamente; siamo noi
poi che ne peggioriamo le dinamiche: sembra che l'uomo sia
nobilitato dal dolore. Io mi sono complicato l'esistenza finchè non
ho sciolto nodi importanti che mi hanno fatto capire come l'amore
debba invece semplificare la vita».
Come sono nate queste nuove canzoni?
«E', come sempre, un lavoro dell'inconscio. Perfino io che sono
uno che vuole controllare tutto, ho la mia valvola di sfogo, che è
appunto scrivere canzoni. Per il resto stiamo lavorando con una
bravissima dottoressa, 80 euro all'ora (ride, nda). Avevo
paura che liberandomi di alcuni miei fantasmi avrei potuto perdere
la mia vena creativa: ho scoperto così che la creatività non è solo
figlia del dolore ma anche della serenità. E le canzoni sono
arrivate come le altre volte».
Nel disco ci sono elementi di swing, rap, bossa
nova…
«Sono ormai 10 anni che faccio questo lavoro e posso dire che
questo cd è una sorta di raccolta di tutti gli stimoli che ho
collezionato lungo il mio percorso umano: le persone che ho
incontrato, i nuovi amici, i viaggi che ho fatto e la musica che ho
ascoltato. E poi in questo disco faccio l'interprete, in un brano
scritto da Irene Grandi e in un altro scritto da
Nesli».
E il duetto con John Legend?
«E' una proposta arrivata due giorni prima che mandassimo il disco
in stampa. Un dono del cielo, John è uno dei primi tre artisti con
cui vorrei duettare».
Gli altri due?
«Primo R Kelly e terzo Kanye
West. Mi fermo a quelli vivi e in attività, altrimenti
direi anche Amy Winehouse».
Scala & Kolacny Brothers (200 coriste, 2 musicisti
classici), un fenomeno internazionale, hanno interpretato la tua
Sere Nere: l'hai sentita?
«Sì, e la trovo una cosa bellissima. La scelta della mia canzone
mi onora, spero di incontrarli: vorrei che questo episodio andasse
oltre con una nostra collaborazione».
Il 10 aprile parte il tour: cosa stai
preparando?
«Una festa con tante canzoni del passato che la gente conosce, una
sorta di celebrazione dei miei 10 anni di attività».