Tiziano Ferro: L'amore è una cosa semplice. Se glielo permetti

di Francesca Binfarè 

«L'amore, come sete, fame, sonno, dovrebbe venire spontaneamente; siamo noi poi che ne peggioriamo le dinamiche». Il cantautore presenta il suo nuovo album dal titolo che più che l'affermazione di una certezza vuole essere un'esortazione

Francesca Binfarè

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foto courtesy EMI/Signe Vilstrup

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Eccolo Tiziano Ferro, al suo quinto disco, il primo dopo aver fatto outing. La cosa non è solo un pettegolezzo, ha un valore: intanto, perché l'album si intitola L'amore è una cosa semplice, e poi perché lo stesso Tiziano ha affermato che queste canzoni sono «un momento di cambiamento prepotente», perché sono le prime realizzate dopo essersi tolto di dosso un bagaglio ingombrante, quello della mancata accettazione di sè.

Ma siamo davvero così sicuri che l'amore sia semplice?
«Dai tempi di Nessuno è solo (album del 2006, nda) mi piace lanciare qualche esortazione. L'amore, come sete, fame, sonno, dovrebbe venire spontaneamente; siamo noi poi che ne peggioriamo le dinamiche: sembra che l'uomo sia nobilitato dal dolore. Io mi sono complicato l'esistenza finchè non ho sciolto nodi importanti che mi hanno fatto capire come l'amore debba invece semplificare la vita».

Come sono nate queste nuove canzoni?
«E', come sempre, un lavoro dell'inconscio. Perfino io che sono uno che vuole controllare tutto, ho la mia valvola di sfogo, che è appunto scrivere canzoni. Per il resto stiamo lavorando con una bravissima dottoressa, 80 euro all'ora (ride, nda). Avevo paura che liberandomi di alcuni miei fantasmi avrei potuto perdere la mia vena creativa: ho scoperto così che la creatività non è solo figlia del dolore ma anche della serenità. E le canzoni sono arrivate come le altre volte».

Nel disco ci sono elementi di swing, rap, bossa nova…
«Sono ormai 10 anni che faccio questo lavoro e posso dire che questo cd è una sorta di raccolta di tutti gli stimoli che ho collezionato lungo il mio percorso umano: le persone che ho incontrato, i nuovi amici, i viaggi che ho fatto e la musica che ho ascoltato. E poi in questo disco faccio l'interprete, in un brano scritto da Irene Grandi e in un altro scritto da Nesli».

E il duetto con John Legend?
«E' una proposta arrivata due giorni prima che mandassimo il disco in stampa. Un dono del cielo, John è uno dei primi tre artisti con cui vorrei duettare».

Gli altri due?
«Primo R Kelly e terzo Kanye West. Mi fermo a quelli vivi e in attività, altrimenti direi anche Amy Winehouse».

Scala & Kolacny Brothers (200 coriste, 2 musicisti classici), un fenomeno internazionale, hanno interpretato la tua Sere Nere: l'hai sentita?
«Sì, e la trovo una cosa bellissima. La scelta della mia canzone mi onora, spero di incontrarli: vorrei che questo episodio andasse oltre con una nostra collaborazione».

Il 10 aprile parte il tour: cosa stai preparando?
«Una festa con tante canzoni del passato che la gente conosce, una sorta di celebrazione dei miei 10 anni di attività».

Da Vanity


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