Bob Dylan e la sua Tempesta, il nuovo album

di Magda De Matteis 

Bob Dylan pubblica oggi il suo nuovo Album, Tempest. A 50 anni dall'esordio il menestrello elettrizza ancora i fan: "E' il migliore"

Magda De Matteis

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Bob Dylan, 71 anni
 foto Corbis

Bob Dylan, 71 anni
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Bob Dylan 50 anni fa: un ventenne all'album di debutto che ha la faccia tosta di intitolarlo semplicemente Bob Dylan - che, a posteriori, bastava e avanzava. Oggi, nell'anniversario dell'11 settembre tanto simbolico e terribile non solo per gli Stati Uniti, sforna la sua 35esima opera Tempest.
Un album dove «tutto passa e devi solo credere che un giorno avrà un senso» dice a Rolling Stone «volevo fare qualcosa di più religioso, ma non avevo abbastanza canzoni. Le volevo intenzionalmente, specificamente religiose, ma ci vuole molta più concentrazione e tirar fuori 10 canzoni sullo stesso tema di quanta ce ne voglia per un disco come quello che mi sono ritrovato in mano». Prodotto dallo stesso Bob Dylan, sotto lo pseudonimo di Jack Frost, il disco vede la collaborazione di David Hidalgo, chitarrista dei Los Lobos, che del lavoro fatto insieme nello studio di Los Angeles ha detto «È stata un'esperienza bellissima e diversa. Ogni canzone è stata una cosa a se, tutti approcci diversi. Il suo modo di mantenere viva la creatività è pazzesco, non so come faccia».
Tra le tracce c'è Roll on John un omaggio all'amico John Lennon che cita i Beatles, richiamando i testi di Come together e A day in the life. È la ballata folk di 14 minuti che dà il titolo all'album, però, a sollevare le preoccupate elucubrazioni dei fan. Tempest è stata ispirata a The Titanic della Carter Family «Mi era piaciuta la melodia - tantissimo. Forse la farò mia, ho pensato, ma come?». Una trasposizione in ballata del disastro del Titanic che unisce personaggi storici, fatti realmente accaduti e Leonardo Di Caprio «Sì, Leo» commenta Dylan «non credo che la canzone avrebbe avuto la stessa forza senza di lui. O senza il film. La gente dirà che non è molto fedele alla realtà, ma un cantautore non si cura della realtà. Quello che importa è quello che sarebbe potuto, o dovuto, succedere. È quella la sua verità».
Stuzzicato sul richiamo shakespeariano del titolo, che per i più affrettati presagisce certo la fine della sua carriera musicale, ha reagito con la solita sorniona evasività: «L'ultima opera di Shakespeare si chiamava La Tempesta. Non si chiamava Tempesta e basta. Sono due titoli diversi».

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