Cristiano De Andrè difende «le cose dolci», Come in cielo così in guerra

di Marion Vague 

Polistrumentista eccezionale e figlio dell'indimenticato Faber, Cristiano de Andrè  torna dopo 12 anni con un nuovo album e un nuovo tour. Ecco come racconta il suo Come in cielo così in guerra

Marion Vague

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A 12 anni di distanza da Scaramante e dopo lo straordinario successo di De Andrè canta De Andrè vol.1 & 2, Cristiano De Andrè torna con un nuovo album e un nuovo tour.
Come in cielo così in guerra, disponibile dal 2 aprile, comprende 9 inediti più la versione italiana di Le vent nous portera dei francesi Noir Désir.
L'autore è volato fino in California per inciderlo nei Fantasy Studios, affidandone la produzione a Corrado Rustici (musicista e produttore che ha lavorato con artisti quali Whitney Houston e George Michael all'estero e, in Italia, con Elisa, Zucchero e i Negramaro).
Polistrumentista, Cristiano ha suonato violino, bouzouki e chitarra acustica e il risultato è un album fatto da sonorità e sfumature cariche di pathos, con un messaggio forte e chiaro: «Questo disco parla di quello che abbiamo lasciato e abbiamo perso. Riappropriamoci di tutte quelle cose che abbiamo iniziato a buttare in una discarica 40 anni fa. Torniamo a credere in noi stessi» dichiara l'autore e aggiunge «E' un periodo, il nostro, con cui non mi sento sincrono. Un periodo che  ha bisogno di schiacciare la fragilità invece di farla sedere come una vecchia signora sull'autobus. Non si dovrebbe aver paura delle cose dolci».
Il cantautore, che in passato ha dovuto pagare lo scotto di essere il figlio di un mito, ha superato con dedizione quella fase e dichiara di averlo fatto nel migliore dei modi, «prendendo il toro per le corna». Questo ha fatto crescere la sua voglia di scrivere: «Ora che mi sono tolto i fantasmi  di dosso mi sento più forte e non ho più quest'ombra che mi faceva faticare nello scrivere i testi. Sono più libero».

COME IN CIELO COSÌ IN GUERRA: IL TITOLO
Perché? «È un titolo contro le caste, le istituzioni che ci hanno preso in giro facendo i propri interessi personali. In cielo… beh anche chi doveva occuparsi del cielo si è occupato di altre cose! Il titolo racchiude quello che io sto cercando di combattere e far venire fuori con la mia musica, cercando di non nascondermi e di essere quel che sono».

UN MOOD NOSTALGICO: LA CRISI DELLE "COSE DOLCI E SEMPLICI"
Cristiano rivela di ascoltare prevalentemente musica anni '70. Il suo guru, ad esempio, è Peter Gabriel. Per quegli anni resta tanta nostalgia: «"Pace e amore", è un valore finito nella discarica di cui parlo nell'album (uno dei brani si chiama La bambola nella discarica, ndr). Credo che 40 anni fa fossimo più intelligenti di adesso. È come se fosse caduto una specie di oscurantismo» dichiara De Andrè. L'unica via di salvezza è il ritorno alla semplicità e alla bellezza, quella autentica: «La bellezza non è fine a se stessa ma quella piena di imperfezioni della poesia, della scrittura. Tutte cose che mi ha insegnato mio padre. Possiamo salvarci da questo pessimismo solo guardandoci dentro e tirando fuori le fragilità, non nascondendole, e avendo un forte senso di giustizia».

«LA POESIA, LA MUSICA…È L'UNICA ARMA CHE NON È UN'ARMA, L'ARMA DELL'AMORE»
È questo il pensiero di Cristiano De Andrè circa il ruolo del cantautorato in un mondo fatto prevalentamente di incomunicabilità. La musica continua a trasmettere il proprio messaggio? «Mio padre mi ha detto una volta: "Sono 40 anni che scrivo per coloro che sono minoranze e non riescono a parlare con la propria voce, però non è servito a niente! Mi sono anche un po' rotto le scatole!". Non aveva tutti i torti ma non bisogna smettere di farlo».

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Da Vanity


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