Lianne La Havas: «La mia identità in una chitarra di seconda mano»

di Maria Teresa Moschillo 

Una voce che a sentirla suona perfetta, un cuore spezzato (ora risanato) e il mito di Lauryn Hill. Nasce così Is your love big enough?, fortunatissimo debutto discografico di una ex bambina prodigio a suo tempo troppo timida. Ecco come si è raccontata Lianne La Havas a poche ore dal suo primo concerto italiano

Maria Teresa Moschillo

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Lianne La Havas è semplicemente musica. La sua. Folk, soul: non ama definizioni nè tantomeno etichette, preferisce piuttosto che siano le sue canzoni a parlare per lei, senza filtri.
Di padre greco e madre giamaicana, Lianne nasce a Londra e vive il suo primo contatto con la musica a due anni, ricevendo in dono dal papà una tastiera giocattolo. Canta sin da piccola, da quando all'età di sette anni sogna di essere Lauryn Hill guardandola in Sister Act 2, ma lo fa "in silenzio", nella sua camera e solo per sè. A tredici anni la sua vocalità esplode e a diciotto riceve in dono (sempre da suo padre) una chitarra, imparando a suonarla per accompagnare le tantissime canzoni che scrive. Da allora non si è più fermata: il suo album di esordio Is your love big enough?, (triste) complice un amore finito male, vince l'ITunes Album of The Year 2012, facendola conoscere al grande pubblico.
Il 18 giugno Lianne è approdata a Milano, al circolo Magnolia, per il suo primo concerto italiano. Ecco come ha descritto la sua prima fatica discografica rivelando, tra una riflessione e una confidenza, che in cantiere c'è già un secondo album.

Come ci si sente dopo la realizzazione di un album di debutto così di successo?
Mi sento davvero bene, come se avessi fatto un sacco di cose, è stata un'esperienza davvero fantastica. Adesso mi sto preparando per alcuni festival estivi e a settembre andrò in Giappone. Poi preparerò il mio prossimo album...devo ancora scrivere tantissimo e probabilmente sceglierò un nuovo produttore anche se con Matt Hales a Los Angeles mi sono trovata benissimo. Forse registrerò a Londra, forse di nuovo a LA, o a Parigi, chissà!

In Is your love big enough? dici esserti "trovata" in una chitarra di seconda mano. Quanto ti ha aiutato a scoprire te stessa questo album?
Ho sempre usato la musica come modo per esprimere chi sono e la mia identità è esattamente il mio album. Il mio album sono io. Spero sia stata una buona introduzione a chi sono ora e a chi vorrei essere. Tutte le canzoni sono autobiografiche in un modo o in un altro perchè penso che un artista debba dire la verità con la sua musica.

Come mai hai scelto proprio questo titolo?
Is your love big enough? è l'unico brano che non riguarda il mio ex ragazzo e che non esprime rabbia. Questo è un album ispirato da una delusione d'amore ma volevo un titolo positivo. Sto bene ora e il mio prossimo album sarà su questo e magari su come ci si sente a spezzare il cuore di qualcuno.

Nei tuoi video sei sempre molto attenta allo stile. Hai delle muse ispiratrici?
Uso la moda per esprimermi, esattamente come la musica. Ho alcune mie icone fashion: ad esempio il personaggio di Annie Hall (Diane Keaton) in Io&Annie di Woody Allen, ma anche Whitney Houston in Bodyguard, in quel film è meravigliosa. Amo tutto quello che riguarda gli anni '90 infatti adoro la serie Il principe di Bel Air con Will Smith. Erano così colorati, specialmente il personaggio di Hilary Banks, la cugina (interpretata da Karyn Parsons, ndr), lei è bellissima.

Hai dei gusti molto eclettici. Anche in fatto di musica?
Decisamente. La prima cantante che mi ha realmente colpito è stata Lauryn Hill. Avevo sette anni e lei recitava in Sister Act 2, avevo in casa tutti i cd dei Fugees come anche quelli di Michael Jackson, Stevie Wonder e Bob Marley. Il primo album di cui mi sono innamorata è stato però Who is Jill Scott di Jill Scott seguito dal secondo album di Erykah Badu, Mama's gun.

È vero che prima eri molto timida? Come ti senti oggi a poche ore dal tuo primo concerto italiano?
Sì, ero timidissima. Non ho cantato in pubblico fino all'età di tredici anni. Mi sono trovata pian piano attraverso la scrittura ed è come se poi fossi esplosa, prima non ero pronta. Oggi sono emozionatissima all'idea di essere in Italia, non c'ero mai stata prima. Confido in un'accoglienza calorosa, come la giornata che ho trovato!

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Da Vanity


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