Thom Yorke vs Spotify: è polemica sulla musica in streaming

di Manuela Puglisi 

Una disputa le cui origini si perdono negli albori della musica digitale, la domanda questa voltà è: lo streaming è un bene o un male? Thom York e Spotify ci litigano un po' su

Manuela Puglisi

Manuela Puglisi

ContributorLeggi tutti


Thom Yorke

Thom Yorke

Thom Yorke è stato accusato di ipocrisia per aver tolto la propria musica da Spotify, all'interno di una disputa con il programma di streaming su quanti diritti paga agli artisti. Non sono stati ritirati solo i suoi album da solista, ma anche quelli del suo gruppo Atoms for Peace.

Il frontman dei Radiohead, insomma, ha accusato Spotify, che ha 25milioni di utenti attivi, di operare negli interessi degli azionisti e non dei musicisti. Anche Nigel Godrich, produttore dei Radiohead e membro degli Atoms for Peace è partito all'attacco con una serie di tweet, tra cui «Non siamo più su Spotify, fa male alla nuova musica». Della stessa idea è appunto il collega Yorke «Non illudetevi, i nuovi artisti che scoprite su Spotify non vengono pagati, mentre gli azionisti tra poco potranno spassarsela».

C'è chi poi risponde per le rime, Stephen Street, produttore dei Blur e degli Smiths, ha a sua volta accusato i Radiohead di aver contribuito alla svalutazione della musica digitale. Come? Nel 2007, permettendo ai fan di scaricare gratuitamente In Rainbows. Su Twitter il produttore ha ribattuto che quelli che dice ora Yorke è esattamente quello che ha detto lui all'epoca di quell'operazione commerciale, operazione che «Funziona alla perfezione per artisti con alle spalle dieci anni di EMI. Non ha funzionato per gli artisti emergenti, ha dato un messaggio sbagliato, ovvero che la musica non ha valore». In effetti è strano come AMOK (Atoms for Peace, 2013) e The Eraser (Thom Yorke, 2006) siano stati rimossi, mentre i classici dei Radiohead, siano rimasti disponibili per un precedente accordo con la EMI.

La risposta di Spotify non si è fatta attendere, in una dichiarazione a Music Week «Vogliamo creare un servizio che la gente ami, per cui voglia pagare e che dia il necessario supporto finanziario all'industria musicale per investire in nuovi talenti». Prosegue, dati alla mano «Abbiamo già pagato 500 milioni di dollari ai possessori dei diritti e per la fine del 2013 questo numero salirà a un miliardo, molto di questo denaro è stato investito per nutrire nuovi talenti. Siamo intenzionati a rendere Spotify la piattaforma più artist-friendly possibile e parliamo continuamente con gli artisti di manager per capire come possiamo muoverci per aiutarli a costruire le proprie carriere».

(foto Getty)

>> THOM YORKE, DENUNCERO' DAVID CAMERON SE USERA' LA MUSICA DEI RADIOHEAD
>> GOOGLE SFIDA SPOTIFY CON LA MUSICA DI YOUTUBE
>> SPOTIFY, LO STREAMING LEGALE ARRIVA IN ITALIA

> PIU' MUSICA
> PIU' STAR

DA STYLE.IT

  • News

    Meteo: stop al caldo, torna l'inverno

    Meteo: stop al caldo, torna l'inverno

  • News

    Arrestata infermiera killer a Piombino

    Arrestata infermiera killer a Piombino

  • News

    I genitori di Giulio Regeni: «Vogliamo verità e giustizia per nostro figlio»

    I genitori di Giulio Regeni: «Vogliamo verità e giustizia per nostro figlio»

  • News

    Oscar 2016, trionfo Spotlight ma anche DiCaprio

    Oscar 2016, trionfo Spotlight ma anche DiCaprio

Da Vanity


Inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alle newsletter di Style.it