Tori Amos è in tour con il suo ultimo album: «Ho tolto la maschera e sono fortissima»

di Silvia Gianatti 

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La rossa cantautrice del North Carolina porta in Italia
Unrepentant Geraldines, il disco che segna il ritorno
all'identità originale dell'artista, dove il pianoforte è
nuovamente protagonista e lei sembra più forte di prima

La rossa cantautrice del North Carolina porta in Italia Unrepentant Geraldines, il disco che segna il ritorno all'identità originale dell'artista, dove il pianoforte è nuovamente protagonista e lei sembra più forte di prima

Erano gli anni 90 e lei era una delle voci più note e amate del panorama rock mondiale. Raffinata, elegante, sensuale, Tori Amos faceva sognare con la sua voce e trasportava in un mondo immaginario chiunque ascoltasse il suono delle sue mani sul pianoforte. Oggi non è cambiato molto, se non che sono passati vent'anni, gli album realizzati in studio sono 14, le copie vendute più di 12 milioni e lei è molto più felice e "innamorata" di allora perché ha imparato ad amare incondizionatamente. «I love you, because I love you», ti amo perché ti amo, senza ragioni o giustificazioni. Il grande cambiamento lo deve a sua figlia: si chiama Natashya, ha 13 anni ed è la sua musa ispiratrice «Diventare madre ha cambiato tutto. Natashya e io comunichiamo attraverso la musica. Spesso io suono e lei canta. Attraverso le parole delle canzoni riusciamo a parlare davvero». La voce della figlia compare anche in quest'album. Era già successo e per Tori non c'è nulla di strano, è qualcosa di assolutamente naturale: «A casa nostra c'è sempre musica, è il nostro linguaggio. Promise è la canzone che rappresenta le promesse che ci siamo fatte. Le mie a lei, le sue a me.» Viene spontaneo chiedersi se la figlia seguirà le orme della mamma, nella musica: «Non lo so, l'unico consiglio che mi verrebbe di darle è… di darsi al cinema! Io non ho mai voluto fare l'attrice, ma in quel mondo è più facile. Nella musica sei responsabile di tutto. Anche finanziariamente. Certo, se sceglierà questa strada farò di tutto per supportarla. Facendole però tenere gli occhi bene aperti e tenendola con i piedi per terra, senza fantasie. Ogni scelta porta a una conseguenza, il successo non è dietro l'angolo.» Ne è certa, per fare questo lavoro bisogna amarlo davvero. Non lascia trasparire stanchezza, ma è importante per lei che si capisca, che sua figlia capisca, che il glamour lo si vede giusto sul palco o sulle riviste, ma la realtà, la vita vera di un musicista, è fatta di altre cose: prendere il pullman di notte per raggiungere la tappa successiva, trucco, parrucco, colazione con spaghetti («meno male che i vostri spaghetti sono buonissimi!»), incontro con i fan che fanno le loro richieste, prove del concerto che vanno quindi modificate in base alle nuove canzoni in scaletta, concerto e punto e a capo: «Non ho nessun rimpianto, so solo che quando scegli di fare questo lavoro devi davvero amare la musica più di qualsiasi altra forma d'espressione. Io ho scelto questa vita. E continuo a sceglierla.» Parla piano la bellissima Tori, dosa ogni parola, trasmette molta calma, ma anche tanta determinazione, che probabilmente è quella che l'ha portata a essere qui, ancora oggi, uno dei nomi più importanti tra le donne del rock. «I cinquantanni sono una data importante, quando fai musica, ma anche in generale. Per ogni donna è diverso, ognuna di noi ha il suo modo per scoprirsi e rispettarsi. Non ne parla quasi nessuno ma in tante mi raccontano di quanto a quest'età si rischi di diventare invisibili. Questo album arriva perché dovevo togliermi la maschera e farmi vedere. Me lo ha detto anche mia figlia: devi fare rock e dimostrare che sei forte come lo eri vent'anni fa.» Con Unrepentant Geraldines Tori Amos ritrova quindi alcuni suoni delle origini, parla alle donne di tutte le generazioni e che la sua voce arriva a tutti ne ha le prove ai concerti, quando accoglie le richieste del pubblico, anche tra i giovanissimi, parlando con loro, ascoltando le loro storie. Come quelle di ieri, quando ha suonato a Roma. «Una ragazza mi ha chiesto di dedicare Carbon al suo ragazzo e doveva essere davvero giovane quando è uscita questa canzone, ma è proprio questa che lei gli fa sentire, per combattere la malattia. La stessa canzone l'ha richiesta un ragazzo per un amico che si è tolto la vita l'anno scorso». Storie che lei vuole conoscere, che la sorprendono ogni volta. Ne ha bisogno, perché scoprire che cosa significano i suoi brani per chi viene ad ascoltarla rende per lei unico ogni singolo concerto. Ogni volta diverso, ogni volta speciale.

Per sentirla dal vivo:
3 giugno - Milano Teatro Nazionale
4 giugno - Padova Gran Teatro Geox




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