Gianluca Grignani: «Non ho più paura di dire quello che penso»

di Silvia Gianatti 

A distanza di tre anni dal suo ultimo lavoro Gianluca Grignani torna con "A volte esagero", dieci canzoni rock in cui racconta se stesso e la realtà che ci circonda

Silvia Gianatti

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©Francesca Dall'Olio

©Francesca Dall'Olio

Ha voglia di parlare delle sue canzoni e non delle notizie che lo hanno coinvolto ultimamente. A Gianluca Grignani interessa la musica. Non voglio essere un fenomeno è il titolo di uno dei brani più trasmessi in radio in questi ultimi mesi, ma è anche quello in cui crede. Vuole parlare alla gente, stare tra la gente. Ha la fortuna di poter dire la sua e ha imparato a farlo senza più paura, godendosi il privilegio di poter comunicare quello che a volte nessun altro dice. Ecco perché l'album suona sincero, oltre che curato nei minimi dettagli. Registrato tra gli Air Studios di Londra e il Forward Studio di Roma, è prodotto dallo stesso Grignani e Adriano Pennino, ed è il frutto di due anni di lavoro.

Volevi che fosse tutto perfetto, sei soddisfatto del risultato?
«Molto. Ci ho dedicato tanto tempo. E anche tanti soldi. Volevo qualità e l'ho cercata. Mi sono preso tutto il tempo necessario. Ma l'ho potuto fare perché ho investito soldi miei. Prima c'erano i budget, oggi non più. Non tutti lo possono fare. Ecco perché credo sia importante dire che la musica va comprata. Anche andare ai concerti può essere un contributo. La musica costa. Quindi spero che l'album vada bene, se no non potrò più farne un altro così.»

Dov'è nato il disco?
«Tra San Colombano, dove vivo ora e Ponte di Legno, in montagna. Ho avuto bisogno di uscire dalla mia gabbia dorata, volevo un disco che mi permettesse di dire quello che penso. Ho ricominciato a frequentare la strada, la gente. E mi sono trovato perfettamente a mio agio. Ho scoperto che le storie che ho trovato in giro sono ancora le mie. E questo mi ha fatto capire dove sto realmente.»

C'è tanto di te in questo album?
«Non ho mai parlato così tanto di me stesso, raccontando di altri. Canto storie che ho sentito, ma che parlano anche di me. E in tanti si riconoscono.»

L'amore che non sai è dedicato a tua moglie Francesca e ai tuoi quattro figli. Anche la famiglia influenza la tua composizione?
«Decisamente. Il finale di quel brano tra l'altro mi emoziona ogni volta. Sono stato presissimo da questo disco, ero sempre via. Ho vissuto in tantissimi alberghi e, arrivato a un certo punto, dovevo concludere il lavoro ma non ci riuscivo. Quando è arrivata Francesca con Giona, il mio ultimo bimbo, sono riuscito a chiudere la canzone, subito. È la canzone d'amore più completa che potessi scrivere».

Che papà sei?
«Sono migliorato. Ho imparato a nascondere la mia parte egoista, mi ha aiutato Francesca, ne abbiamo parlato. E ora sono anche meno spaventato. Ce la possiamo fare»

I tuoi figli ascoltano le tue canzoni?
«Sì, ma non solo. I miei figli hanno gusti raffinati. Quando sentono in radio qualcosa di troppo commerciale dicono che non è un granché!»

A te invece c'è qualcuno che piace, con cui collaboreresti?
«A oggi non ho mai fatto un featuring, ma credo sia perché do idea di essere uno difficile. Ma ho anche io amici nel mondo della musica: Antonacci, Renga, Vasco da sempre. Attualmente vedo un piglio che mi piace nel mondo dell'hip hop. Per esempio Marracash mi piace molto.»

Quando ti vedremo dal vivo?
«Ci sto lavorando. La scenografia sarà curata da Marco Lodola che ha lavorato anche alla veste dell'album. La stessa attenzione che ho usato per il disco la voglio per il live. Sicuramente il 2015 sarà l'anno dei concerti.»

Nel frattempo, per chi vuole vedere Gianluca Grignani dal vivo, sono previsti i primi due incontri con i fan: il il 10 settembre a Roma (Discoteca Laziale) e l'11 a Milano (Mondadori - piazza del Duomo, 1), entrambi alle ore 18:30.

 

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