Tiziano Ferro racconta TZN, il suo Best of

di Silvia Gianatti 

I singoli più belli, brani inediti, duetti importanti. Tiziano Ferro presenta la raccolta dei suoi successi, parlando di sé

Silvia Gianatti

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Esce il 25 novembre "Tzn - The Best of Tiziano Ferro". Quattro versioni diverse: la standard (due cd, otto inediti), la deluxe (quattro cd, sedici inediti), la special fan edition (quattro cd, due dvd, il 45 giri di Senza Scappare Mai Più) e la LP Limited (quattro vinili). Ce n'è per tutti i gusti: dal fan che lo segue da sempre, a chi invece ancora lo conosce poco. Una raccolta che lo mette a nudo e racconta la sua carriera, dagli inizi, quando suonare in un club di Latina era la normalità, al successo di oggi che lo porterà quest'estate a riempire gli Stadi.

Per presentarlo Tiziano ha scelto una location firmata Dolce e Gabbana (il chiostro della Boutique Sartoria) e si è concesso alla stampa con entusiasmo e grandi sorrisi. Ha parlato a lungo, indossando una camicia bianca a maniche tirate su, nel freddo di un mezzogiorno milanese (sì, poi ha messo la giacca). Ecco quello che ha detto:

Sul Best of

«Mi avevano già chiesto una raccolta nel 2011, in occasione dei miei dieci anni di carriera, ma non trovavo il modo di dare forma a un progetto. La mia storia è iniziata nel '97 con l'Accademia di Sanremo, poi ho continuato a fare il mestiere di cantate come corista, con gli ATPC e i Sottotono, quando erano all'apice del successo. Ho continuato a lavorare incessantemente finché Mara Maionchi e Roberto Salerno mi hanno messo sotto contratto. Sono partito da lì, da Sulla mia pelle, che non avevo mai registrato.»

Sul perché di una raccolta

«Le raccolte, nella mia vita da fan, sono sempre servite a un paio di cose: nel passaggio dal vinile al cd servivano a creare compliation di ricordi da ascoltare in macchina o in giro. Oppure a scoprire gli artisti che magari non avevo mai incontrato, partendo dai pezzi più famosi. Ho tentato di coprire entrambi i ruoli. Mi piaceva che mi conoscesse avesse qualcosa in più e chi no, avesse le cose giuste. In questo the best of c'è dentro un mondo. Per me è la linea del tempo, totale.»

Su come è cambiato il mondo della musica

«Non c'era la possibilità di produrre demo con facilità, non c'era l'immediatezza della rete. Si prendevano treni, si contavano i minuti in studio di registrazione. Quando ho iniziato io si faceva un altro lavoro. In questo momento sono in crisi perché devo rivedere la mia posizione su come si propone la musica per cui questa raccolta serve anche a me per tracciare una linea. Avevo bisogno di catalogare e immagazzinare quanto successo fino ad adesso per poi continuare. Devo vedere che cosa sta succedendo alla musica e cosa succederà da adesso in poi. Ero contrario allo streaming. Ora, di fronte all'analisi della prima settimana del singolo, ho dovuto arrendermi: 12 mila copie vendute su iTunes, e 250 mila visualizzazioni su Spotify...»

Se il mondo si fermasse

«Doveva essere il primo singolo di un mio disco swing che non ho mai terminato. Ho voluto ricordarmi anche questo. Nasce da incontro virtuale con Dean Martin e mi fa pensare che quello che volevo fare è sempre stato dedicarmi a tanti generei musciali. Iniziai a scrivere per quel disco, sei o sette tracce non erano però sufficienti, per cui l'ho abbandonato, nonostante mi spingessero a continuare.»

Su Tanto(3), di Jovanotti

«Tiravo fuori materiale o demo, con amici che mi venivano a trovare a casa. Vedevo che c'erano pezzi con un peso specifico importante. Il pezzo di Lorenzo dice tantissimo di quello che è successo tra me e lui nel 2005. Ho ascoltato Tanto ascoltato quando doveva uscire anche sul mercato sudamericano. L'ho tradotto e adattato. Questa storia va raccontata, se no è solo un singolo.»

Su Lo stadio (e quindi il tour)

«L'ho scritta per sdrammatizzare un nervosismo positivo che mi ha richiamato all'attenti. Il mestiere del cantante è bello, ma ripetitivo. Disco, promozionie, tour: diventa tutto una ruota bellissima ma sempre uguale e si può crollare nella botola della routine, purtroppo. Lo stadio ti richiama l'attenzione perché sei costretto a rimetterti in gioco, per una cosa che non sai di saper fare. Quando ho fatto il mio primo stadio nel 2012, all'Olimpico, ho capito di non saperlo fare! E' andato benissimo perché ho avuto la fortuna del principiante e perché il pubblico è meraviglioso, ma in quest'anno e mezzo ho iniziato a guardare gli altri intorno a me. Ho guardato Ligabue, sereno e tranquillo. Poi Lorenzo fare la stessa cosa, ma muovendosi molto di più. E quindi sono andato in crisi. Perché io non lo sapevo fare. Ma quella crisi mi ha portato alla pace, io devo passare in mezzo alla crisi per capire le cose. E così ho scelto che, anche se sarà diverso da tutto quello che ho visto finora, andrà bene lo stesso. Perché sarà il mio concerto.»

Sui suoi testi

«Sono sconvolto da chi è sconvolto dai miei testi. I miei testi sono incontrollati. La scrittura è in funzione della canzone. Non so mai come si fa a chiudere una canzone, ma lo sento, empaticamente, mentre la sto scrivendo. Quando sento di aver scritto una cosa che dice quello che volevo mi sento a posto e la so difendere, ma non chiedetemi come ci sono arrivato.»

Sul sentimento che prova di più

«Incertezza. Mi chiedo tutti i giorni se sto facendo la cosa giusta e il mestiere giusto e se devo continuare. Questo sentimento mi porta a vivere la musica in maniera molto disincantata. Non è che voglio vendere mezzo milione di copie, ma ci spero perché vorrei davvero che quella musica arrivasse. Passo la notte ad ascolare cento volte tutto quello che ho fatto, non solo i miei pezzi, vale anche per quelli che ho prodotto. Quel senso di incertezza mi tiene vivo e non mi do mai per scontato. Da una parte è un po' una tortura, perché non mi rilasso mai del tutto. Cammino sul ciglio del burrone.»

Sul passato

«Non rinnego niente di quello che ho fatto o che mi è successo. Guardo quello che non mi piace e quando non mi viene voglia di guardarlo tendo a farlo un po' di più, finché quella cosa non diventa accettabile e accettata. Ci sono tante cose che non mi sono molto piaciute nel mio percorso, ma non riguardano quasi mai la musica.»

Sulla sua esperienza da produttore (Alessandra Amoroso e Baby K)

«La più bella della mia vita. Per quanto debba tutto al canto e alla scrittura e senza quello non esisterei, è stato bellissimo. Le due esperienze più belle degli utlimi anni. Mi hanno fatto bene. Vuol dire prendersi cura di qualcuno che si fida di te. Ho voluto una produzione in studio dalla mattina alla sera con la presenza di tutti. Alla vecchia maniera. Ma non credo che a breve avverrà di nuovo perché non bisogna esagerare.»

Su Senza Scappare mai più

«La canzone è nata da un'incertezza e ha avuto un'evoluzione. Si chiamava Correrei. Come sempre nei momenti di crisi, io mi isolo. Sono stato in Messico tre anni, cinque in Inghilterra. L'isolamento fisico è però una risposta un po' del cavolo, tanto non risolvi niente. Stavo cadendo nello stesso trabocchetto anche questa volta e allora l'ho trasformata in qualcosa di futuribile. Non correre, ma smettere di scappare. Affrontare un momento di crisi e farlo diventare un punto di luce. Ho cambiato titolo, è diventato il mio buon proposito.»

 

Le date del tour 2015:

20 giugno Torino Stadio Olimpico - 23 giugno Firenze Stadio Franchi - 26 giugno Roma stadio Olimpico - 1 luglio Bologna Stadio Dall'Ara - 4 luglio Milano Stadio San Siro - 8 luglio Verona stadio Bentegodi

 

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