La Spia: il thriller di addio di Philip Seymour Hoffman

di Guy Pizzinelli 

Il nuovo film di Anton Corbijn, tratto dal romanzo dello scrittore britannico John Le Carré

Guy Pizzinelli

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La Spia (A most wanted man, 2014) è un thriller ambientato ad Amburgo, tratto dal romanzo di John le Carré, Yssa il buono: Hoffman è Günther Bachmann, capo di una cellula dell'antiterrorismo tedesco che indaga su un misterioso giovane ceceno appena giunto in Germania, Issa Karpov (Grigoryi Dobrygin), in possesso di un notevole patrimonio.
La sua vicenda si lega a quella di un ambiguo benefattore musulmano che lavora attivamente per la distensione tra oriente e occidente ma che, secondo il sospetto di Bachmann, in realtà raccoglie fondi da destinare al terrorismo islamico.
Il film racconta una storia di spionaggio in modo molto realistico, nonostante una sorta d'incoerenza logica nella rappresentazione di compiti e gerarchie, così come di sfere d'influenza e di potere che le varie agenzie e forze dell'ordine in gioco sembrano avere. La quasi totale assenza di azione lascia il posto al lavoro vero e proprio delle spie, fatto di appostamenti, intercettazioni, visione attenta di filmati, foto e documenti. Ma questo desk-job non risulta mai noioso, tutt'altro, grazie anche all'interpretazione del protagonista, un Philip Seymour Hoffman in stato di grazia che sembra voler dare il meglio di sé al pubblico durante un lungo addio di circa due ore.
Gli islamici non sono rappresentati come invasati: all'allontanarsi dell'11 settembre si comincia a guardare oltre l'approccio colpevolista e unilaterale verso il mondo arabo, qui invece incarnato da un figlio disposto a tradire il padre per senso di giustizia.
Hoffman raffigura dentro quel gioco le tensioni intrinseche di un personaggio che si rivela in millee sfumature sottil.
"Questo film riguarda molti temi, compreso, ovviamente, come i paesi si confrontano col terrorismo". Aveva commentato l'attore in occasione della presentazione di gennaio al Sundance Film Festival. "Ma è anche su un uomo che continua a fare la stessa cosa e ottenere lo stesso risultato. Ti arriva la sensazione che non può smettere. Si sente davvero che sta cercando di fare la cosa giusta, e in realtà credo che sia così. Ma il resto del mondo non condivide il suo modo di occuparsi dei cattivi del pianeta".
Anton Corbijn ha in qualhce modo riassunto Hoffman, ricordando che "odiava ciò che amava": il suo stile era un perenne confronto col personaggio e una battaglia ancora più serrata con l'uomo che recitava la parte dell'attore.
Gli ultimi lampi della battaglia persa sono ne La spia che, senza di lui, sarebbe un noioso film di spionaggio meno coinvolgente di tanti altri.