Birdman: lo straordinario ritorno di Michael Keaton

di Guy Pizzinelli 

Inarritu si avventura in un grottesco viaggio sulla fragilità umana e l'ambizione

Guy Pizzinelli

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Si parte certamente dall'autorironia. Keaton su Keaton, sorridendone.
Un supereroe COME un altro. Birdman è una bruttacopia un po' più ridicola del Batman di Tim Burton. E Keaton, interpretando sia lui che il suo doppione metropolitano (buffissimo il costume), chiaramente ironizza su quel grande momento di celebrità, quando vestì i panni dell'uomo pipistrello nei fortunati marveliano-gotici di fine '80s.
Dismessi quei panni, la parabola discendente dell'oramai ex-star ha assunto delle forme preoccupanti: Riggan discute con un'oscura voce interna che lo incalza sistematicamente; quando è solo dispone di poteri telecinetici; ma soprattutto è in procinto di mettere in scena il suo capolavoro rivelatore.

Alle soglie dei sessant'anni l'attore decide di debuttare a Broadway scrivendo e interpretando un'opera tratta da Raymond Carver (il bellissimo "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"). Non mancheranno tensioni con un attore dotato ma irritante (Edward Norton, che fa il verso a se stesso), con la figlia (Emma Stone) e la compagna. Iñárritu ci racconta questo vortice con lunghissimi piani sequenza che pedinano e precedono gli attori nei meandri dei corridoi e nei camerini del teatro di Broadway, su una irritante colonna sonora sincopata di sola batteria.

È un viaggio nella mente dell'attore, nelle sue ossessioni, nei deliri di onnipotenza e nelle allucinazioni. Le voci nella testa di Keaton, i dialoghi, i finti superpoteri le fragilità dei personaggi nascoste dal palcoscenico, sono tutti elementi che trasformano Birdman (o L'inaspettata virtù dell'ignoranza) in una pellicola particolare, affascinante, diretta, ma sicuramente difficile da digerire se non la si approccia con la giusta disposizione.
Michael Keaton supera se stesso, in un'interpretazione che ci fa venire voglia di vederlo davvero a teatro. Così come Edward Norton, che finalmente ritroviamo in tutto il suo splendore (non lo vedevamo in giro da un po'). Sono questi gli attori che entusiasmano, che mettono in gioco se stessi accettando ruoli in cui sostanzialmente si prendono in giro e autoironizzano su di sé e il mondo professionale in cui vivono. Inutile invece, come sempre, Zach Galifianakis, nei panni dell'avvocato, produttore, migliore amico del divo in decadenza, un attore sopravvalutatissimo e che presto scomparirà come Gosling, altro inutile.


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