Cinquanta Sfumature di Grigio, il film scandalo che non fa scandalo

di Guy Pizzinelli 

Cinquanta sfumature di grigio, successo di pubblico e insuccesso di critica

Guy Pizzinelli

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La trama la conoscete, perché verosimilmente l'avrete letta tutte nota: Anastasia Steele, studentessa in procinto di laurearsi, in occasione di un'intervista incontra il giorvane e ricco manager Christian Grey. Soggiogata dal fascino irresistibile dello yuppy, intreccia con lui una relazione che è resa subito complicata dalle preferenze sessuali di Grey, un maniaco del sado-maso. Lui le propone di firmare un contratto in cui si specifica che lui è il dominatore e lei la sottomessa; lei esita, comprensibilmente, ma qualche amplesso glielo concede lo stesso. Ma una volta capito che non si può andare avanti così, Anastasia si stufa e decide di andarsene. Grey, addolorato ma uomo tutto d'un pezzo,  non fa niente per dissuaderla.

Tratto dall'omonimo best seller di E.L James (pseudonimo di Erika Leonard), per essere più precisi il primo di una trilogia, "Cinquanta sfumature di grigio" è essenzialmente una love story con qualche momento meno convenzionale, non un film erotico.
Mr Grey è Jamie Dornan (già visto nella serie C'era Una Volta), un uomo misterioso, miliardario a soli 27 anni e molto bello fisicamente, di Seattle. Ana è Dakota Johnson (The Social Network) vive a Portland, è una studentessa di letteratura inglese, romantica e sognatrice, impacciata e goffa.

Uscito giusto in tempo per il giorno di San Valentino
, Cinquanta sfumature di grigio è arrivato nelle sale incassando già 30 milioni, di cui soltanto 9 con le anteprime tra il 12 e il 13 febbraio.
Al consenso del pubblico, come prevedibile non si è affiancato però quello della critica, che non ha risparmiato stroncature pesanti. A risultare, secondo i più, è un prodotto pensato e confezionato ad hoc per un pubblico che arriva dal libro, anelante a qualcosa che si potesse allontanare dai cliché favolistici o dagli stereotipi sul rapporto tra padrone e schiavo.
Secondo Lee Marshall di Internazionale, ad esempio, il problema del film così come del romanzo è il messaggio, che delegittima la donna dalla propria emancipazione, pur essendo realizzato da due donne, l'autrice del libro e la regista.
"Il film, come prodotto d'intrattenimento, non è fatto male. Ma le sue qualità artistiche e le sue firme al femminile non fanno altro che peggiorare le cose. Perché vuol dire che un film che prende il femminismo in volata e lo ributta verso l'età della pietra non verrà visto, da molti, per quello che è."
Ma al di là dei limiti della sceneggiatura - che rispecchia quelli contenutistici del romanzo - tutto il roboante annuncio sul presunto scandalo che questo film avrebbe suscitato serviva come specchietto per le allodole per fare più incassi.
La verità, invece, è che questo è un film che di hard ha ben poco: scene di sesso limitate a una decina di minuti, nudi integrali quasi nulli e soprattutto delle battute che fanno più ridere che eccitare.

"Fifty Shades of Grey" è diretto da Sam Taylor-Johnson
(al suo secondo lungometraggio, il primo sulla storia di John Lennon) e la fotografia curata da Seamus McGarvey (The Avengers). Il film, insomma, potrà piacere oppure no, come tutti, ma sicuramente riceverà più consensi da parte del pubblico femminile che da quello maschile, che sorriderà un bel po'.


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