Richard Branson: "Un giorno colonizzeremo Marte"

di Elisabetta Lombardo 

Mentre i suoi tour spaziali del pianeta Terra stanno diventando una realtà, il fondatore del progetto Virgin Galactic Richard Branson punta ancora più lontano: una colonia sul 'pianeta rosso'

Elisabetta Lombardo

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Sir Richard Branson

Sir Richard Branson

La passione di Sir Richard Branson - il fondatore del colosso Virgin - per lo spazio è risaputa. Uno slancio tale da spingerlo a dire che grazie a quello stesso programma Virgin Galactic che nel 2014 spedirà i primi 'turisti' nello spazio, prima o poi riuscirà a colonizzare il pianeta rosso.

Come ha spiegato alla CBS: «Prima di morire riuscirò a far partire un programma di colonizzazione di Marte. È una cosa realizzabile, si può fare». L'imprenditore - uno degli uomini più ricchi del Regno Unito - avrebbe anche già identificato il tipo di persone di cui avrebbe bisogno in un'ipotetica colonia 'marziana'. Lo ha raccontato nel corso della celebrazione di The Visionaries organizzata da Traveller - la rivista di viaggi di Condé Nast - alla Alice Tully Hall di New York: «Ovviamente dovrebbero farne parte degli scienziati, così come dei medici. Ma ci vorrebbero anche dei comici, gente divertente, gente bella e brutta - una selezione trasversale di tutto il campionario di varia umanità che il nostro pianeta offre, trasferito su Marte. Persone in grado di relazionarsi fra loro, perché si troveranno ad agire in un ambito per forza di cose molto ristretto».

La NASA, l'agenzia spaziale americana, negli ultimi tempi sta operando tagli significativi ai fondi destinati ai progetti nello spazio. Per questo Branson trova assolutamente necessario che sia il settore privato a cominciare ad investire in questo settore: il suo obiettivo con la Virgin Galactic è riuscire a rendere i viaggi nello spazio accessibili anche alla gente comune. «Finora solo 500 esseri umani sono andati in orbita. - ha sottolineato - E sono tutti astronauti. Noi faremo in modo che questa esperienza sia alla portata di tutti. Sono convinto che nel giro di 20 anni saremo riusciti a portare centinaia di migliaia di persone nello spazio e questo fornirà le risorse economiche per mettere in atto progetti ancora più ambiziosi. Avremo i fondi per piazzare nuovi satelliti a un costo molto minore, qualcosa di incredibilmente utile per migliaia di ragioni. Il prossimo anno io stesso sarò lassù, nello spazio, con i miei figli».
(fonte Bang)
(foto Corbis)

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