Sanremo: gag, prediche e comicità involontaria

di Francesco Menichella 

Chi l'ha detto che Sanremo è solo festival della canzone? La kermesse (nata) canora, tra conduttori e ospiti, ha anche un importante risvolto comico. Che vi raccontiamo di serata in serata

Francesco Menichella

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La prima serata del 62° Festival di Sanremo è all'insegna di Adriano Celentano e ... della cervicale di Ivana Mrazova. Prima gag involontaria: non dovrebbe essere il Festival della canzone?
Comici e intrattenitori sono agguerriti e i cantanti perdono la loro battaglia rimanendo impietosamente sullo sfondo. La gara canora, alla fine, viene sospesa a causa di un guasto tecnico. E sì che proprio Gianni Morandi quest'anno ha cambiato il tormentone Stiamo uniti! in Stiamo tecnici! Seconda grande e inconsapevole gag originata da Rocco Papaleo che si presenta sul palco dell'Ariston in stile professor Mario Monti annunciando di volere interpretare lo spirito dei tempi nelle vesti del conduttore tecnico. "L'anno scorso mi sarei presentato in vestaglia," ironizza Rocco. "Stiamo tecnici! Vedete come scende lo spread?"
Prima di lui Luca e Paolo hanno aperto il festival e cantato una parodia di Uomini Soli, celebrando l'avvilente solitudine dei comici che non possono più scrivere di satira senza il Cavaliere. Il duo non ha perso l'occasione di esercitare il proprio sarcasmo nei confronti dell'altro cavaliere, quello dell'apocalisse, Adriano Celentano. Su una lavagna Luca e Paolo, imitando i silenzi e le smorfie del molleggiato hanno scritto: "Caro Adriano avevi torto. La foca ha rovinato il Paese." Poi hanno corretto: "à rovinato il Paese."
Finite le loro gag il palco di Sanremo si immerge in uno scenario futuribile, con tanto di astronauti e lo Strauss di Odissea 2001. Cosi si palesa Gianni Morandi. Un esempio classico di cosa voglia dire fare ridere anche se non è nelle intenzioni originarie. Stessa cosa con la presentazione fatta da Morandi a Chiara Civello usando le parole di Tony Bennett: "La più importante cantante jazz della sua generazione." Un eccesso di zelo che rende perfino ridicola, rispetto al titolo attribuito, l'esibizione piattamente pop della cantante.
È il preludio per la messa in scena più involontariamente comica della serata: Morandi sta per presentare la settima canzone e il palco inizia a tremare: aerei in picchiata, bombe, mitragliatori. Il presentatore batte in ritirata e si sente distintamente la sua voce urlare: "Che cazzo è!" Dopo qualche minuto di fuoco e fiamme con effetti degni che ricordano l'edizione originale di Godzilla, arriva Adriano. L'eroe attacca i preti e si lamenta perché parlano troppo poco di paradiso: "Giornali come Famiglia Cristiana e Avvenire andrebbero chiusi, non parlano mai di Dio." Poi si rivolge a Montezemolo e ai suoi treni veloci. Per compensare consiglia: "Devi farne uno lento per osservare le bellezze italiane." Adriano Celentano tocca troppo la corda del predicatore e vola basso. Si riprende quando sul palco viene affiancato da Rocco Papaleo che lo chiama "Sua Immensità," e lo aiuta a cercare sul vocabolario il significato di popolo sovrano. Alla voce governo Monti legge: "Materiale di ottima resistenza, apparentemente indipendente, facile all'ossido dei partiti." Il momento di buona comicità si trasforma in un attacco alla Consulta che ha bocciato il referendum sulla modifica delle legge elettorale. Alla voce di Adriano si uniscono quelle di Rocco e Gianni che arringano senza graffiare: "Nel cestino 1,2 milioni di firme." Funziona meglio il sarcasmo sul d.g. della Rai Lorenza Lei: "Ho capito perché si chiama Lei, vuole mantenere le distanze." Il sermone di Celentano prosegue per un'altra mezz'ora e fa rimpiangere la mancanza di qualche pausa pubblicitaria. I cantanti sono fuori dai giochi. E il gioco, infatti, va rifatto. Tutti torneranno a cantare e nessuno viene eliminato. "Visto il malfunzionamento del sistema di voto, per stasera dobbiamo sospendere le eliminazioni, ripeteremo la gara domani." La gara senza gara si chiude con Rocco Papaleo che cerca di sedare le proteste dei giurati che hanno votato inutilmente: "Al mio paese c'è una stazione dove è impossibile perdere il treno, perché non passa mai."

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