Sanremo, fuori Carone, Fornaciari, D'Alessio - Bertè e i Marlene Kuntz

di Martina Pennisi 

Prima tranche di eliminazioni e selezione dei quattro giovani finalisti.

Martina Pennisi

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Lunga, si è chiusa oltre l'una, e ricca di esibizioni e sentenze la seconda puntata del 62esimo Festival di Sanremo. I quattro big eliminati, due dei quali saranno ripescati domani sera, sono Pierdavide Carone (e Lucio Dalla), Irene Fornaciari, Gigi D'Alessio e Loredana Bertè e i Marlene Kuntz. Altrettanti i giovani finalisti: Alessandro Casillo, Iohosemprevoglia, Erica Mou e Marco Guazzone. Risolti i problemi di voto demoscopico e valletta, la serata è si dipanata in modo fluido, godibile e sicuramente più sensato del pasticciato esordio. Unico neo…

Una tirata d'orecchie ai Soliti idioti: gli sketch sono i soliti - appunto - che ci propinano dall'uscita sul grande schermo della loro pellicola, ma all'interno dell'Ariston sono risultati più forzati. Stereotipi come se piovesse, comicità spicciola e parolacce senza le quali si fa fatica a portare a casa la pagnotta. Tant'è che alla fine scappano, con tanto di sfottò ad Antonio Marano. Un paio di risate le hanno strappate, anche perché la somma delle loro incursioni era praticamente pari all'intervento di Celentano, ma si può e si deve puntare più in alto.

Un paio di culotte a Belen Rodriguez: così non ci sono più dubbi e possiamo evitare di passare le notti a zoommare i fermo immagine dei suoi ormai celebri spostamenti sul palco. Lei, in serata di grazia fra l'altro, assicura che la mutanda, per quanto mircoscopica, c'era. Di sicuro c'è il tatuaggio diventato di dominio pubblico e la conquista della vetta dei momenti più chiacchierati della serata. Altro che cervicale.

Cartellino rosso al pubblico televotante: incredibile e inattesa l'eliminazione di Celeste Gaia e della sua Carlo, tormentone annunciato. Alzi la mano chi è in grado di canticchiare anche solo un minuto del motivo contro il quale ha avuto la peggio, quello dei Iohosemprevoglia. Peccato. Radio e iTunes, c'è da scommetterci, aggiusteranno il tiro.

Una ola per Ivana: attesa come i Take That nel 1994, ha sfoggiato una risata che è già un cult. E ha messo in chiaro le cose: lei ha le tette più grosse (forse nessuno le aveva ancora detto dell'affaire mutanda) e il nome Ivanka lo usano solo sua nonna e (nonno) Morandi. Ben arrivata.

Un applauso per Emma: sta decollando. O alzando le marce, scegliete voi il mezzo di trasporto che preferite. Intensa e piano piano parte di un testo di non facile gestione. Brava.

Un altro problema al sistema di voto: no, perché se quando funziona mi eliminate Pierdavide Carone, tanto vale lasciar perdere e passare direttamente ai duetti. Ripescaggio, subito.

Una stretta di mano a Erica Mou e Marco Guazzone: saranno loro a giocarsela e meritano entrambi di sopravvivere al febbraio sanremese. Con, ovviamente, Carlo di Celeste Gaia.

La registrazione del dialogo Morandi - Mou: per prendere tempo, il conduttore le ha raccontato il (corretto) svolgimento del concorso SanremoSocial. Lei ha ascoltato in silenzio e alla fine ha risposto tutt'altro. C'è da dire che erano contenti tutti e due. Noi, allora, anche.

Qualche minuto in più per Martin Solveig: la brutta abitudine di condire via in pochi minuti ospiti internazionali di una certa levatura, Morandi l'ha ereditata dai suoi predecessori. La carta andava giocata prima e il siparietto con il pur simpatico Papaleo si poteva tranquillamente evitare.

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