Sanremo 2012, share, spread e l'indice dei comici

di Francesco Menichella 

Quarta puntata con i voti alla comicità voluta o involontaria del festival

Francesco Menichella

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«Se mostri col dito la luna allo stolto quello guarda solamente... l'indice d'ascolto», ha detto il comico tecnico Rocco Papaleo chiudendo la quarta puntata del Festival di Sanremo. Una citazione che riporto all'inizio di questo articolo a beneficio di quanti hanno fretta e non andranno avanti nella lettura, e perché è la dimostrazione che l'intelligenza esiste.
Gianni Morandi annuncia che nella serata conclusiva tornerà Adriano Celentano e Rocco pronuncia una frase storica sulla stupidità di un certo genere umano televisivo. La differenza che c'è tra Rocco Papaleo e Mario Monti, entrambi tecnici, è che il primo inizia la sua riforma dall'alto bacchettando i responsabili del nostro comune sfacelo e non la gente comune. La luna è il contenuto, lo stolto sono i commerciali e i manager Rai a cui interessano solo i numeri.
L'indice d'ascolto è la vera calamità ma di chi è la colpa? Sono gli spettatori stupidi o chi decide cosa trasmettere che non ha idee? È nato prima l'uovo o la gallina? Rocco Papaleo non ha dubbi: lo stolto è chi guarda solamente l'indice d'ascolto per giustificare il proprio posto fisso dal ricco stipendio. Un manager guadagna trenta volte un comune impiegato, cento volte un collaboratore precario e infinite volte uno stagista. E per continuare a banchettare alla faccia della crisi, basta fare quadrare i numeri. Se, poi, non dovesse essere sufficiente allora si licenziano gli impiegati e si aumentano i collaboratori e gli stagisti. È la dittatura dei manager e Rocco con la consumata perizia del comico d'alta classe ce lo dice in una semplice frase: la colpa è dei dirigenti e non degli spettatori.
«Qua bisogna salvare l'Europa, sta crollando», avverte Papaleo in cravatta azzurra, cappotto scuro e occhiali governativi. «Alza lo share, abbassa lo spread, alza lo share, abbassa lo spread... ».
Ancora una volta, quindi, la comicità della serata è affidata agli intermezzi umoristici tra una canzone e l'altra di Rocco. Unica eccezione Alessandro Siani che porta all'Ariston 17 minuti di cabaret in puro stile Zelig. L'uomo del sud fa concorrenza a Claudio Bisio, quello del nord, impegnato nella stessa fascia oraria a condurre Zelig. Un duello fratricida.
Sarà forse per questo che Siani rassicura il pubblico di Sanremo parlando del cuore di Napoli e dell'indissolubile unità del nostro Belpaese. A parte queste melensaggini, per arruffianarsi la platea, qualche battuta buona c'è stata:
«A Napoli scavano, scavano promettendo da anni la costruzione della metropolitana tanto che un signore mi ha detto. Ma la metropolitana la stanno costruendo o la stanno cercando? ».
«Negli Stati Uniti Monti è stato catalogato come il professore. Mentre quell'altro piccolo con i tacchi chi era? Il bidello! ».
«Gli italiani si lavano a pezzi perché sono pigri mentre i francesi non hanno neanche il bidet. Ora capisco perché si dice che i francesi hanno la puzza sotto il naso».
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La comicità involontaria oltre alle solite gaffe di Morandi, poteva trovare l'oro in Bobo Vieri, ospite insieme al cast di Ballando con le stelle, ma si è deciso di non farlo ballare per vedere in azione i ballerini professionisti.
Degno di nota il meccanismo di votazione per decidere il vincitore nella sezione dei giovani. Gianni Morandi spiega una procedura peggiore perfino del porcellum, il nostro sistema elettorale. Prima il televoto che si somma a quello della giuria degli orchestrali. Poi il voto della giuria radiofonica dà diritto a un jolly al prescelto che scalerà di un posto la classifica. Infine la stessa cosa avverrà con il jolly di Facebook. Insomma un papocchio da non prendere ad esempio nell'eventualità di una riforma elettorale.
A tale proposito è opportuno citare un altro momento di poesia comica in cui Rocco Papaleo canta e suona la clavietta, usata spesso a scuola nelle poche ore dedicate alla musica. «Tutti dovremmo sapere suonare uno strumento». Altra voragine culturale nel nostro sistema di istruzione, per cui nessuno si lamenti se alla fine vincerà il prodotto più commerciale. «La questione nella musica così come nella vita è mettere una nota giusta in un'armonia».
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