Sabina Guzzanti e il coraggio di rischiare

di Francesco Menichella 

Finalmente la satira. L'azzardo comico per eccellenza, l'audace impresa di fare ridere e irritare esponendo opinioni e idee senza la pretesa di accontentare tutti. Un,  due, tre, Stella, la nuova trasmissione di Sabina Guzzanti su La7,  è un'autentica miniera: ricca e grezza. Brillante per la forma e i contenuti, grezza per i suoi evidenti e ampi margini di miglioramento

Francesco Menichella

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Sabina Guzzanti ha creato per il suo Un due tre stella un microcosmo che rappresenta i teatri occupati come il Valle di Roma, un luogo dove si ascolta musica, comicità, satira, parodia e si protesta ragionando sui massimi sistemi dell'economia e del nostro destino politico.
La comicità non è un guscio vuoto ma uno strumento di ricerca e comunicazione. Allora troviamo di tutto a Un, due, tre, Stella e la satira si mischia al talk show.
Non è però caos perché c'è un'idea di base, chiaramente e onestamente espressa da Sabina Guzzanti. Un po' come nei veri libri di storia, quando l'autore che pure cerca di essere il più possibile scientifico nell'interpretare e ricostruire i fatti ci dice a quale scuola metodologica e di pensiero appartiene. Non è un caso che Sabina dica di Silvio Berlusconi: "mentire in modo compulsivo non è segno di genialità."  Lei non mente e si offre al pubblico senza tenersi nulla. Sa bene che le pioveranno addosso le critiche più sgradevoli. Però vale la pena provarci.

Chi l'ha seguita al cinema sa che lei, oltre ad avere diretto due film come Viva Zapatero e Draquila, è amica di Michael Moore, palma d'oro a Cannes e autore di Capitalism: a love story dove è bene esposta la tesi che è arrivato il momento di scegliere tra capitalismo e democrazia.

Sono passati 9 anni e lei torna in tv a piedi scalzi su un albero per reclamare il diritto umano alla satira che censure, volgarità e opportunismo hanno, quantomeno, appannato.
Sfata il mito che non si possa fare satira da quando se ne è andato Berlusconi: "Come se caduto Mussolini la gente avesse detto ai partigiani: E mo' senza Mussolini che fate, mo' senza Mussolini che dite? I partigiani, per esempio, hanno scritto la Costituzione. Un modo per ammazzare il tempo l'hanno trovato."
La padrona di casa della trasmissione fa un po' il riassunto della politica degli ultimi tempi e ci dà un esempio di come si possa ironizzare anche dopo Silvio. Sia nella caricatura a Mario Monti ritratto mentre fa il provino per dimostrare l'X-Factor, anzi il Quid Factor, del vero premier, sia nel suo monologo d'apertura.
"Dell'Utri ha collaborato con la mafia fino al 1992 e poi ha smesso, due mesi prima di fondare Forza Italia ha smesso. Come Andreotti che ha smesso nel 1980. Che comunità hanno trovato? Oppure dobbiamo pensare che Falcone non ci aveva capito niente e che la ricostruzione dei riti di iniziazione della mafia dove entri per sempre sono falsi. Evidentemente la mafia è una cosa molto più semplice dove tu entri, poi per ragioni tue, motivi familiari o, magari, non ti trovi bene, mandi una bella raccomandata con ricevuta di ritorno ed esci. Mi sono fatta l'idea che sia molto più semplice rompere con Cosa Nostra che con la Tim. Non ti telefonano neanche a casa."

Oltre a Sabina Guzzanti con la parodia di Lucia Annunziata, che vorrebbe fare coppia con Gad Lerner per fare ridere più di Stanlio e Ollio, Barbara Palombelli, che giustifica l'ingenuità del marito Francesco Rutelli ignaro delle azioni del suo tesoriere Mario Lusi, ci sono la sorellina Caterina Guzzanti, giovani esordienti, gli attori della serie Romanzo Criminale nella spassosa parodia La Banca della Magnana e Nino Frassica. Tocca al comico siciliano garantire una percentuale di umorismo comico: "Sanremo traslocherà su La7 e su Canale 5 parte un nuovo reality, La Fogna che sarà presentato da Federica Panicucci. A seguire la Gialappa's condurrà Mai dire Fogna."

Particolarmente interessante il giovane Saverio Raimondo: "Ho 28 anni, sono nato nel 1984 e faccio parte di quella generazione che vivrà peggio delle precedenti pur campando di più. Oltre al danno la beffa. Non avrò mai un lavoro sicuro né uno stipendio fisso e non avrò mai una pensione, se permettete mi piange un po' il culo. Quando vai a un colloquio di lavoro la prima cosa che ti dicono è che non ci stanno i soldi, che è come andare all'Oktoberfest e ti dicono che la birra è finita."

Tra gli ospiti Michael Moore in collegamento da New York, l'economista Andrea Fumagalli, Giulietto Chiesa, Ugo Mattei, Francesco Raparelli, l'assicuratrice Stefania e il responsabile dell'Economia del Pd Stefano Fassina.  È qui che Sabina si gioca la carta del talk show e ci spiega un punto di vista: gli interessi degli Stati divergono da quelli dei mercati finanziari e la democrazia non va a  braccetto degli interessi dei grandi capitali. Il debito pubblico ci soffoca, dobbiamo pagarlo? "Ci sono diverse scuole di pensiero," spiega Fumagalli, l'allievo di Mario Monti: "La posizione liberista classica che prescrive di pagare costi quel che costi. La posizione keynesiana che non vede nel debito un problema a patto di creare nuova ricchezza immettere ricchezza e denaro per sostenere il pagamento senza rinunciare allo sviluppo. E poi c'è chi vuole analizzare la natura del debito perché una parte non andrebbe pagata. È possibile di fronte alla speculazione delle grandi multinazionali della finanza che hanno speculato al ribasso sui titoli di Stato, lucrando sui titoli derivati e approfittando della situazione del debito per fare soldi. Questi istituti finanziari dovrebbero essere i primi a pagare il debito. Significa che gli Stati europei possono riunirsi e rinegoziare senza fare pagare i  danni ai cittadini attraverso politiche finanziarie lacrime e sangue. La finanza è più forte degli Stati ma noi dobbiamo pretendere che il debito pubblico sia trasparente."
Una discussione interessante e fondamentale nella poetica satirica di Sabina Guzzanti, ma un po' troppo impegnativa e ingombrante nella struttura del programma. Satira e politica hanno un necessario e stretto rapporto e Un, due, tre Stella ha bisogno che vengano un po' riequilibrate.

Un ultimo appunto comico è l'imbarazzo e l'assoluta difficoltà in cui si è trovato il critico del Corriere della Sera, Aldo Grasso, a dare un giudizio adeguato all'ampio materiale fornito dalla prova di Sabina Guzzanti. Lei temeva di non essere più in grado di fare televisione ma, a quanto pare, è chi ne vede troppa ad essere confuso. Me compreso naturalmente!

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