Il gran finale di Zelig (e la cattiveria di Giobbe Covatta)

di Francesco Menichella 

Francesco Menichella

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Dopo 15 puntate Paola Cortellesi e Claudio Bisio salutano il pubblico con un paio di colpi di scena e un ospite di eccezione. Simone Barbato, l'acclamato mimo di Zelig, mima la motosega, l'accetta che spacca il ceppo di legno, la tromba d'aria (rigorosamente con l'apostrofo come sottolinea Claudio Bisio). Ma la sorpresa è quando interpreta il pagliaccio. Simone per la prima volta parla, anzi, canta Ridi Pagliaccio. Standing ovation e richiesta di bis al teatro Arcimboldi di Milano.

Il bis non esiste in tv e al suo posto una visita inattesa: Paola Cortellesi in calze a rete su un paio di tacchi vertiginosi nei panni di Samantha, la tigre di Cavaion Veronese amante di Battista interpretato dall'ottimo Leonardo Manera.

L'ultima puntata della stagione è all'insegna della leggerezza e le note più marcatamente sarcastiche e satiriche sono affidate all'ospite Giobbe Covatta, che racconta la parabola di Beppe, Dio e l'angelo Piero alle prese con l'umanità impegnata a distruggere il mondo dove abita. Alla fine scopriamo che "lo smaltimento della monnezza è meno redditizio della produzione della monnezza. E di questo non è responsabile Dio, ma il mercato."
È cattivo Giobbe Covatta, almeno quanto Sabina Guzzanti, e la cosa sarebbe un difetto se di mestiere non facesse l'umorista. Si vede che non ama la monnezza e ancora di più quella parte di umanità impegnata a giustificare ogni nefandezza con la scusa del mercato. Giobbe come Sabina non si preoccupa troppo della bontà esteriore, per piacere al pubblico. La vera satira riguarda la parte più intima e nobile del cuore e schernisce anche il facile consenso, perché non è necessario. È un segno importante che in una trasmissione comica come Zelig ci sia quasi sempre una punta di satira. La comicità agli Arcimboldi non è superflua. Accetta il ruolo più umile dell'intrattenimento e lo fa con grande mestiere e intelligenza. D'altronde la satira ha tanto da imparare dal comico e Sabina Guzzanti a Un due tre stella fa esattamente il contrario: mette un goccio di umorismo puro nel suo pregiato cocktail di satira: Nino Frassica, Rosalia Porcaro.

A Zelig anche se è la fine ci si diverte. L'arte mimico musicale dei Senso Doppio, la simpatia di Mago Forest, la stanlioeollite (neologismo da Stanlio e Ollio) dei Pali e Dispari e la parodia di conferenza stampa interpretata dagli strepitosi Boiler dà ritmo e sostiene l'eterna lotta tra i sessi.

Antonio Ornano

"Perché tutti gli esemplari femminili della nostra specie prima di dartela se la palleggiano a centrocampo come i giocatori del Barcellona?"

Nuzzo e Dibiase
"Mio marito è un pezzo di merda. È un incapace, non sa fare niente e ho paura che non muoia perché non non ci riesce. Gli darò una mano io."

Rocco il Gigolò
"Donne vostro marito vi tradisce con una donna più brutta di voi io sono la vendetta perfetta."

Non c'è solo sesso e noia matrimoniale nei monologhi di Zelig. La vita e le manie del quotidiano la fanno spesso da padrone. Maurizio Lastrico racconta in rima i nostri possibili incontri urbani:

"Fò il figo in auto nuova nel dì di festa
ma giunto al crocevia semaforale
agguata un lavavetro punk bestia
no, no, no, no, deterga ad altri sia cordiale
ma il bestia come un prete in mia dimora
mi fa benedizion di acqua fognale
di verde il semafòro si colora
e dietro il clacsonar e i fanculiamenti
ma orsetto lavator mi insterca ancora
raccatto in spicciol rame un euro e venti
ma il fricchettòn si scansa e non gli abbasta
O uòm che a parte basse crei tormenti
se vuoi mi stacco l'oro che ho nei denti
ti pago come moglie gli alimenti
ma cessa 'sto Niagara di escrementi…"

Giole Dix, punta sulla nostra immedesimazione e ci racconta i suoi/nostri incubi. 
"È un periodo che dormo male e faccio brutti sogni. Ho sognato di essere in un centro commerciale e precisamente nel paradiso del Fai da te. Un incubo! Io non faccio niente da me. Cerco un commesso e come nella realtà non c'è quello giusto. Alla fine ne trovo uno che sta spiegando a un anziano come si monta un impianto fotovoltaico sul tetto. Una noia mortale e dopo una spiegazione che non finiva mai il vecchietto se ne è andato dicendo: -Grazie era solo una curiosità!- "

Giuseppe Giacobazzi,
ci immerge nei ricordi e sottolinea come sia assolutamente falso pensare che i giovani di oggi siano peggiori di quelli di ieri.
"Ricordate le discoteche anni Settanta? Noi eravamo brutti. Brutti è una metafora: eravamo cessi. Andavamo a ballare al Gatto Nero… Ragazze immagine? Dovevamo immaginare ci fossero… Eravamo dei tamarri mostruosi."

Paolo Cevoli il romagnolo incolto e poco raffinato, ricorda che in Romagna "le persone non hanno l'attaccatura del culo così alta come a Milano." A lui i genitori hanno insegnato a vedere le cose positive. "Vedere il bicchiere tutto pieno. E infatti io con il senno dell'altra volta ho capito che le cose belle hanno una sintesi che è le tagliatelle con il ragù, a partire dalla materia prima: la farina e gli uovi."

Ancora un po' di satira sociale con Leonardo Manera, "I dipendenti del settore pubblico sono sempre in pausa caffè. Ma si vede che bevono solo decaffeinato perché non ce n'è uno sveglio," e politica con Gianluca De Angelis "Intercettazione telefonica tra Il Gladiatore Russell Crowe e Silvio Berlusconi.
Gladiatore:  -Quello che abbiamo fatto nella vita riecheggia per l'eternità.-
Berlusconi: - No dai, non scherziamo. Dopo dieci anni cade in prescrizione.- "

C'è una magnifica leggerezza nell'ubriaco di Paolo Labati che beve da una cannuccia lunga così può finire di soffiare il suo bicchiere di Murano e un'amabile troisite (neologismo da Massimo Troisi) in Fausto Solidoro. Nel suo ennesimo provino di fronte a Paola e Claudio, il suo Mario De Janeiro recita l'ultima parte dei Quattrocento Colpi di François Truffaut: "Beh, io mi fermerei qua!" dice rivolgendosi alla Cortellesi. "Sigarettina?"

Per ultimo il dolce: torna la panchina di Ale e Franz. Il buffo personaggio che non è capace di stare zitto e il collerico signore che vorrebbe starsene in pace a leggere il giornale.
"Buongiorno! Oggi per venire qui da lei mi sono fatto in quattro."
"Perché non ha mandato qualcuno degli altri  tre?"
"Ha comprato le uova?"
"Sì, ne avevo bisogno e ho comprato le uova."
"Da mangiare?"
"No da covare! Mi metto in soggiorno sul persiano davanti il televisore e covo per ore e ore."
"Mi scusi… il persiano… Sul gatto o sul tappeto?"
"C'è bisogno di dirlo? Sul gatto."
"Allora si può dire che qui gatta ci cova!"

Zelig va in vacanza e a noi, purtroppo, non resta che aspettare la nuova edizione. Intanto un compito: rispondere a una semplice domanda.
Chi ha scritto che l'anello di congiunzione tra l'uomo e la scimmia è il piercing è un comico o un autore satirico?

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