Amici 11, Gerardo Pulli: «È un momento difficile, non si vendono più dischi»

di Martina Pennisi 

Il vincitore di Amici 11 ci parla della vita dopo il talent e dei suoi progetti per il futuro.

Martina Pennisi

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Vent'anni, una voce calda e profonda e tanto da dire, in musica però. Gerardo Pulli, vincitore della categoria canto giovani di Amici 11, si prepara a capitalizzare l'opportunità concessagli dal talent di Canale 5 e rivaluta un contesto, quello televisivo, che per tanti mesi ha maltrattato. 

Cosa succede dopo aver vinto Amici?

«Non è cambiato niente fondamentalmente. Il momento della vittoria ti crea forti emozione, ma è un momento. È l'intero percorso che ti cambia».

Non sembravi molto convinto e contento e di stare in televisione…

«Sono cavolate quelle che ho detto. La gavetta non esiste più, non c'è più nessuno disposto a investire su di te, la televisione ti dà visibilità e promozione. Ho tentato questo percorso per vedere se mi si sarebbero aperte più strade. Mi rendo anche conto è un momento difficile perché non si vendono più dischi, la tv è la tridimensionalità della comunicazione e può essere utile per spingere progetti musicali». 

Non hai paura di essere etichettato come un prodotto da talent show?

«L'etichettatura nasce da un atteggiamento presuntuoso: è come andare al ristorante e giudicare un piatto senza averlo prima assaggiato. Non è detto che un artista uscito da un talent come Amici non sia all'altezza».

Chi è lo è dei tuoi predecessori?

«C'è qualcosa di interessante in Alessandra Amoroso, Emma e Pierdavide Carone. Io però sono legato a Modugno, Tenco, Rino Gaetano, Vasco Rossi, De André… a quella parte di movimento musicale italiano insomma».

Hai parlato spesso del tuo bisogno di comunicare, cos'hai da dire?

«Se provassi a esprimerlo così (durante un'intervista, ndr) sarei un ipocrita. Faccio fatica a parlare, la musica per me è un momento di passaggio con l'interlocutore. Sono un persona a cui piace pensare e mi rendo conto che c'è qualcosa che non funziona… le persone non ricercano più se stesse». 

A chi ti rivolgi?

«A me non interessa una parte del pubblico, io voglio parlare con il pubblico. È difficilissimo convincere le persone in questo momento, sono molto alienate dalla propria vita. Oggi si trova poco spazio per la musica e quello che si ha lo si dedica a ciò che piace e che già si conosce. Le persone sono stanche, affaticate e depresse e non hanno più voglia di cercare. Ma magari mi sbaglio, magari sono un cretino».

Per chi ti piacerebbe scrivere?

«Io so che mi piacerebbe scrivere, poi bisogna trovare le affinità artistiche. Io mi sento un cantautore, il cantautore canta, scrive delle cose e si sente l'unico a poter dire quelle parole. Non serve per forza il bel canto per andare avanti, tutti devono poter cantare. La comunicazione prescinde dal canto». 

Come va con Valeria Romitelli?

«Preferisco non parlare della mia vita intima (sono ancora fidanzati, ndr)».

Cosa mi dici di Maria De Filippi?

«È una grandissima professionista, ha delle doti intellettuali e creative fuori dal comune. Credo che ci sia del geniale in lei».

E di Sanremo?

«Mi piacerebbe andarci». 

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