Sanremo 2013. Luciana Littizzetto, Maurizio Crozza e la favola di Belle

di Francesco Menichella 

Comicità, par condicio e fantasia uniscono i due umoristi in una trama degna di The beauty and the beast. Con tanto di lieto fine

Francesco Menichella

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IL PREAMBOLO
Già dall'anteprima il Festival di Sanremo 2013 annuncia l'intenzione di non rinunciare alla comicità e alla satira. È la 63esima edizione: "63 come l'età di Bersani. Vuol dire che il prossimo anno passeremo subito alla 78esima edizione come l'età di Berlusconi e così accontenteremo tutti".
Si annuncia anche la presenza di Toto Cotugno che canterà L'Italiano accompagnato dal coro dell'Armata russa e "magari in futuro vedremo Putin che a Mosca canterà Voglio andare a vivere in campagna!".
Fabio Fazio vorrebbe una versione leggera senza implicazioni politiche.
Ignora che i problemi non arriveranno dai comici.

L'AVVIO
Luciana Littizzetto sdrammatizza il suo ruolo e da principessa della comicità si presenta in carrozza per "salire all'Ariston come Mario Monti." È lei la bella del Festival, la valletta che vorrebbe fare vedere subito la farfallina.
Luciana fa parodia di se stessa: "quest'anno sul palco invece di due gnocche ce n'è solo mezza!"
Presenta accanto a Fabio ospiti e cantanti farcendo qua e là l'intera serata di battute. Presenta Marco Mengoni e prendendogli la mano dice: "Sei vivo o sei morto? Le mani sembrano quelle di un morto." Chiede a Felix Baumgartner: "Cade più velocemente un essere umano o una cacca di piccione?" e poi lo saluta "L'unico uomo che rompe la barriera del suono e non le balle". Fa una domanda alla tennista Flavia Pennetta: "Perché fate quei versi quando lanciate la pallina: in tv non si capisce se c'è una partita di tennis o un film porno". Convince Fabio Fazio a imitare Bruno Vespa nel leggere le noiosissime condizioni per chi vuole partecipare al Televoto.
Luciana non rinuncia nemmeno alla satira e per la prima volta una bella scherza sulla politica: "Voglio fare un contratto con gli italiani, voglio fare l'elenco dei politici più pirla, così il nostro diventerà il festival più breve nella storia".
"Non posso dire niente, neanche che due Maroni? Che due Meloni?".
Poi recita la letterina scritta a Sanremo perché la protegga dalla sua voglia di esagerare: "Anche se Sanremo non esiste nemmeno nel calendario maya o su quello Pirelli… Fa che Fabio non si addormenti in onda e fa che non mi venga mai in mente una rima quando presenterò Gualazzi… e meno male che non c'è Samuele Bersani, non ne saremmo usciti vivi e ci toccava avere in gara un Samuele Berlusconi e un Samuele Monti… caro Sanremo fa che la crisi passi: i ristoranti sono pieni di gente che cerca un posto da cameriere…"
La migliore battuta fa riferimento a uno dei temi caldi della campagna elettorale: "…fa che quelli che promettono di restituirci l'Imu ce la anticipino prima di andare a votare!".

IL COMICO, IL CASO
La bella Luciana Littizzetto fa satira e il pubblico ride e applaude. Poi arriva l'ospite più atteso: Maurizio Crozza. Ha i panni di Silvio B e ripropone una delle sue caratterizzazioni più riuscite. "Che figata! Volete 5000 euro? Non sono i miei sono i vostri… Che figata! Quante belle donne, siete vestite qua, è diverso dalle mie feste… Dico qualcosa che vi farà venire uno choc! Non pagate il canone! Che figata!... Volete che vi faccia Totò o taglio i soldi alla scuola pubblica? Tanto io mi diverto comunque. Che figata!"
Inizia una violenta contestazione e Maurizio Crozza si inibisce.
Cammina nervoso sul palco e non riesce a proseguire. "NO POLITICA A SANREMO! VAI VIA!! SEI UN PIRLA!!!" urlano in sala.
Perché la Littizzetto sì e Crozza no? Il pubblico accetta la bella ma rifiuta 'la bestia'? Interviene Fabio Fazio e calma gli animi. Maurizio Crozza anche se a fatica può proseguire.
In realtà - come era ovvio e prevedibile - le sue intenzioni non erano affatto bellicose. Aveva in mente un menù alla par condicio ripreso da tutto il suo recente repertorio.
"Cos' hanno in comune il Festival di Sanremo e le elezioni? Che chiunque vinca alla fine non conta una mazza." Il comico si avventura in una breve storia d'Italia per dimostrare che siamo divisi e ingovernabili: "Non saremo mai come gli Stati Uniti, rimarremmo sempre gli stati disuniti d'Italia. Ci odiamo ogni 10 km. Lo sapete che a Bordighera nel pesto mettono due pinoli in meno che a Sanremo?" Poi attacca con l'imitazione di Pierluigi Bersani. " È così sfigato che mentre aspetta di vedere passare il nemico lungo la corrente fiume viene travolto da un'ondata di piena… Ho già vinto le primarie contro Renzi e non posso mica vincere tutto!... Com'è sfigato Bersani: se vince le elezioni subito dopo si dimette il Papa e lui diventa la seconda notizia!"
Divertenti anche le imitazioni di Antonio Ingroia, "sembra uno che non beve un caffè dai tempi di Pertini," e di Luca Cordero di Montezemolo, l'uomo che rappresenta "l'elitè dal doppio cognome".
Insomma alla fine la bestia dimostra di avere un cuore d'oro ed esce vivo dall'Ariston insieme alla bella.

MORALE DELLA FAVOLA
La satira, si sa, è di parte. Proprio in questo sta la sua grandezza.
Fabio Fazio lo sa bene e sa anche quanto sia importante dare spazio a una delle forme artistiche più popolari e sane in un paese democratico.
La politica, quella vera, è entrata a Sanremo tra il pubblico. Chi erano i contestatori? Perché hanno mirato proprio (e solo) Crozza?
Il dubbio corre: che sia una claque prezzolata?
Fabio Fazio ringrazia il pubblico dell'Ariston che ha aiutato a fare uscire i disturbatori e rientra in scena Luciana con l'ennesimo cambio d'abito. "Mi sono rifatta le tette in camerino", scherza.

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