Sanremo 2013: dalla par condicio la migliore Luciana Littizzetto

di Francesco Menichella 

San Valentino, Sanremo e la par condicio: un incrocio maledetto che promette molto male per la comicità. C'è da aspettarsi il peggio ma un meteorite si abbatte all'improvviso sull'Ariston. È la politica bellezza! Proprio così

Francesco Menichella

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La politica che sgorga dal comico e libera dal pantano delle baruffe elettorali esprime il suo lato migliore. È il richiamo ai diritti negati nel giorno del flash mob mondiale One Billion Rising contro gli stupri e il femminicidio. Nulla di più attuale e politico in una società dominata dagli uomini e in cui Luciana Littizzetto accetta ironicamente di indossare i panni della valletta durante il Festival di Sanremo.

Luciana Littizzetto inizia con una delle specialità del suo repertorio: prendere per i fondelli il genere maschile: "San Valentino è la festa di quelli che si dicono ti amo. Prova a dire ti amo? C'è più amore negli occhi di una lucertola che nei tuoi. Si perché voi maschi, cara altra metà della mela, quella col verme... fate fatica a dire ti amo. Lo dite solo in caso di estrema necessità. Come è scritto negli armadietti di vetro degli estintori... Dite dei surrogati. Dei derivati del ti amo che fanno danni come i derivati delle banche!"

La regina del paradosso che finge di essere un'eterna bambina è tutt'altro che sprovveduta. Si avvale di una spalla di tutto rispetto come Fabio Fazio perfettamente in grado di rispettare i tempi della sua straripante comicità. Lei osa e lui finge di frenarla. Lei dice le cose come stanno e lui le stempera come se si trattasse di sparate di poco conto.

"Dite delle cose tipo: sei molto importante per me. E cosa vuol dire molto importante? Anche non pestare una cacca di cane prima di portare le scarpe dal calzolaio è molto importante, ma non è mica la stessa cosa che dire ti amo," incalza Luciana. "Dite cose tipo: mi fai stare bene. Ma mi fai stare bene lascialo dire a Biagio Antonacci! Dillo al tuo medico Shiatsu quando ti schiaccia i piedi per metterti a posto la cervicale. Oppure sprecate quelle parole tipo tesoro, meraviglia, splendore. Ma splendore cosa? Guardami. Splendo? Non sono mica una plafoniera? Ma dite ti amo, pezzi di cretini!"

Il linguaggio di Luciana Littizzetto è volutamente scurrile, come lo sarebbe quello di una qualsiasi ragazzina coatta. Le parolacce sono rivestite però da un'innocenza adolescenziale che ha sempre un secondo fine più nobile.

"Dire una volta ti amo non crea né impotenza né assuefazione. Poi il bello è che non capite nulla anche quando siamo noi a dirvi parole d'amore. Se vi diciamo cose romantiche tipo: amore, guarda che luna! Voi rispondete: minchia l'una? Pensavo fossero le undici. Andiamo che mi è scaduto il parcheggio. Ma noi vi amiamo lo stesso. Cosi come siete…Vi amiamo anche quando... vi vantate di aver scritto il vostro nome facendo pipì sulla neve."


Una delle armi retoriche che usa Luciana per fare ridere è il paradosso e si diverte a usarlo come una corda per trascinarci dove vuole. E a costo di essere odiosa, soprattutto per il pubblico maschile.

"Vi amiamo anche se di notte russate che ci sembra di dormire ai piedi dello Stromboli. Vi amiamo anche se per trovarvi per casa basta seguire le tracce come per gli animali selvatici. Giacca, camicia, canotta, tutto lasciato per terra finché sul divano non trovi un tizio con la felpa della Sampdoria che gioca alla Playstation.

Vi amiamo quando per fare un caffè ne spargete un quarto sul tappetino e due quarti sul gas. E poi dite che viene leggero.

Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e poi non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra così appena lo prendi cade tutto.

Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini.

Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita, quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi… e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese!

Vi amiamo quando diciamo voglio un figlio da te e voi rispondete: "Magari un cane?" E noi vorremmo abbandonare voi in autostrada non il cane.

Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti,

Vi amiamo quando fate quelle battute tipo prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà cosi, voi no. Voi spesso siete pirla fin da subito".


Luciana Littizzetto usa il crescendo e prepara il colpo. La par condicio l'ha un po' mortificata ma nel giorno del flash mob planetario One Billion Rising, ha l'occasione di dimostrare che la satira politica non è solo parlare di politici e partiti.

"È per amore vostro che facciamo finta di addormentarci abbracciati anche se dormire sul vostro omero ci dà un po' la sensazione di appoggiare la mandibola su un ramo secco di castagno.

E vi amiamo anche se considerate come dogma assoluto che l'arrosto della mamma è più buono di quello che facciamo noi. Il creatore non ha detto: e la suocera fece l'arrosto fatelo sempre cosi in memoria di me! Insomma, noi vi amiamo anche quando date il peggio, vi amiamo nella buona ma soprattutto nella schifosa sorte. Vi amiamo perché amiamo l'amore che è un apostrofo rosa tra le parole: è irrecuperabile ma, quasi quasi, me lo tengo."

Non si può fare satira a Sanremo durante le elezioni politiche ma la par condicio ha un pregio. Si alza il tiro e alla fine ci si innalza al di sopra di chi è tanto stupido da non capire.

"Perché San Valentino è la festa dell'amore, declinato in tutte le sue forme. L'amore delle persone che si amano. Anche delle donne che amano le donne e degli uomini che amano gli uomini.
Ma che ci interessa quello che fanno a letto! L'importante è che le persone si vogliano bene, solo questo conta!

Pensa che bello sarebbe vivere in un paese dove tutti i diritti fossero riconosciuti. Ma non solo i diritti dei soldi. Quelli dell'anima. Quelli che mi dicono che posso vegliare la persona che ho amato per anni in un letto d'ospedale senza nessuno che mi cacci via perché non siamo parenti.

E poi vorremmo un san Valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle. Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le vogliamo. Abbiamo già le tette. Tra l'altro sono due e sferiche anche quelle. Vogliamo solo rispetto."

Dietro le quinte dell'Ariston si prepara un esercito di donne. Balleranno sulle note di Break the Chain e Luciana Littizzetto si unirà a loro per le donne contro ogni violenza.

"In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex. Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.

La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.
E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l'amore con la violenza e le botte non c'entrano un tubo. L'amore, con gli schiaffi e i pugni c'entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda.

Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell'hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama male. Non è questo l'amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L'amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia. Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti.? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via."

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