Lou Reed, 70 anni di rock, poesia e ribellione

di Staff Star 

Pop nel senso più autentico (quello artistico che lo lega ad Andy Warhol e alla sua Factory, che lanciarono la sua prima band, i Velvet Underground), il cantautore newyorkese (nato il 2 marzo 1942) è uno dei rocker più innovatori, trasformisti eppure fedeli a se stessi che si conoscano. Sopravvissuto ai propri demoni (una canzone per tutti, Heroin) e mai stanco di guardare in faccia i nostri. Ora anche in forma di documentario

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Il leader lunatico dei Velvet Underground, il sodale di Warhol e Bowie, il cantore di Satellite of Love, Perfect day e Walk on the wild side, per citare tre delle sue canzoni più famose, taglia il traguardo dei 70 anni e la metafora sportiva, quasi agonistica, è più che mai indicata per un musicista che, soprattutto agli inizi, ha portato la propria vita al limite, e che non si è mai fermato, cercando di puntare sempre un po' più in là i propri obiettivi sperimentali. L'ultimo nel 2011, quando è mutato in 'metallaro' per un album assieme ai Metallica, Lulu. Non è stato il successo sperato ma Lou Reed non si è fermato a pensarci su. Come quando due anni fa ha girato il suo primo documentario che, no, non lo riguardava per seguire piuttosto la vita di una centenaria polacca che ha visto due guerre mondiali e come è cambiato il mondo, Red Sherley. Perché l'importante, per lui, è continuare a cercare.


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