Claudia Pandolfi e Valerio Mastrandrea nemici amici

18 gennaio 2010 
<p>Claudia Pandolfi e Valerio Mastrandrea nemici amici</p>

Nella finzione di La prima cosa bella, ultimo film di Paolo Virzì, sono Bruno e Valeria, due fratelli che, diventati adulti, hanno quasi smesso di comunicare. Nella vita sono due giovani attori del cinema italiano che esprimono la simpatia che provano l'uno per l'altra punzecchiandosi, anche pesantemente, in continuazione. Claudia Pandolfi e Valerio Mastrandrea sembrano davvero, come dice lei, «due fratelli che magari non si prendono a parolacce, però ogni tanto uno scappellotto arriva». Su una cosa, però, vanno perfettamente d'accordo: il giudizio positivo e senza ombre nei confronti di Virzì.
Che regista è stato?
Pandolfi: «Meraviglioso. Nelle mani di un regista che non sa dirigere io non so recitare. Non scherzo: non voglio farei titoli, però ce ne sono... ».
Mastrandrea: «Confermo. E se vuoi qualche titolo posso farlo io. Quanto a Virzì, il mio giudizio è estremamente positivo».

Qual è il suo pregio più grande?
Pandolfi: «Le cose più serie riesce a dirle ridendo».
Mastrandrea: «Per una volta siamo d'accordo. Stavo per dire che col riso riesce a dire cose serie».

Com'è stato il vostro rapporto sul set?
Pandolfi: «Io cercavo di concentrarmi ma lui non me lo consentiva».
Mastrandrea: «Si è creato un rapporto fraterno, come se da piccoli avessimo fatto a botte davvero. Certo, la Pandolfi è una secchiona che segnava sul copione gli accenti giusti per parlare il livornese. Se l'avessi avuta in classe alle superiori l'avrei picchiata davvero, per affetto cameratesco».

Nel film, Valeria dà a Bruno dell'imbecille e lui risponde di essere molto peggio, cioè normale. Essere normali è qualcosa che vi terrorizza anche nella vita? Pandolfi: «Non ho capito bene la domanda, quindi rispondo che è meglio imbecille che normale e chiudo».
Mastrandrea: «Te la spiego dopo. Intanto posso dire, da attore, che interpretare un personaggio normale è la cosa più complicata di tutte. Nella vita, invece, già fare il nostro lavoro è un'atipicità perché è un lavoro che ti piace. Se si riesce a essere normali e a viverlo con naturalezza, tanto di guadagnato».

Una caratteristica di Mastrandrea è di galvanizzare, a prescindere dalla parte che interpreta, l'attenzione del pubblico. Anche qui, a tratti sembra lui il protagonista...
Mastrandrea: «E' vero, spesso permetto ai registi di caricarmi addosso tutto il peso del film, ma è l'unico modo in cui so recitare. Il cinema di Paolo, però, è un cinema collettivo e c'è una pluralità da cui non si può prescindere e la protagonista resta questa mamma meravigliosa con tutta quella "fauna" intorno che lei distrugge e ricostruisce a piacimento».

Claudia, lei, invece, ha appena esordito alla regia firmando il videoclip del brano Vulcano del suo compagno, il cantautore Roberto Angelini. Com'è andata? Pandolfi: «Chiarisco subito che non è l'inizio di una nuova carriera anche se è un'esperienza che mi è piaciuta e non escludo la possibilità di ripeterla in futuro. Sono stata una regista molto esigente e stare dietro la macchina da presa mi ha fatto capire quanto, da attrice, devo essere generosa. Meglio per il tuo lavoro e per il film che stai facendo: in futuro, come attrice, sarò ancora più disponibile».

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