Enzo Iacchetti: «Chiedo scusa al signor G»

31 gennaio 2010 
<p>Enzo Iacchetti: «<em>Chiedo scusa al signor G</em>»</p>
PHOTO KIKA PRESS

Al signor Gaber, Enzo Iacchetti chiede scusa con il cuore, perché al suo caro amico, scomparso nel 2003, ha preso in prestito alcune delle canzoni più note e le ha contaminate incidendo un cd uscito nell'ottobre scorso. Poi ha deciso di portare il repertorio a teatro in una tournée che durerà fino a maggio e toccherà molte città italiane, a partire da Milano dal primo al tre febbraio al Teatro Nuovo. Nel cd e nell'omonimo spettacolo dal titolo, appunto, Chiedo scusa al signor Gaber, Enzo Iacchetti, accompagnato dalla Witz Orchestra, ha inserito canzoni come Torpedo blu, L'orgia, Porta romana. «A Gaber sarebbe piaciuto», precisa subito, «perché riprendo alcune canzoni del suo periodo televisivo, intervallate da monologhi scritti da me dal mio autore Giorgio Centamore. Il risultato è un intrattenimento festoso, vicino a quello che amava Giorgio».

Perché stravolgere le canzoni per poi chiedere scusa?
«Per non fare qualcosa di retorico, per non cantare le sue creazioni come farebbe lui o come farebbe chiunque facendo le sue cover. Volevo fare Iacchetti che canta Gaber».

Secondo lei cosa piace di Gaber oggi?
«Il problema è mantenere vivo il suo ricordo dopo sette anni dalla sua scomparsa. Ai gaberiani piace tutto di lui, dalle prime canzoni, che sono quelle che io reinterpreto a quelle più intimiste. È attuale, credo che le canzoni d'amore più belle le abbia scritte lui».

È per ricordare il Signor G che presenta da anni il Festival Teatro Canzone di Viareggio a lui dedicato?
«Siamo arrivati con orgoglio alla settima edizione, e io sono sempre lì in trincea. Credo che Gaber sia uno dei più grandi del Novecento, insieme a Fabrizio De Andrè. È ora di capire che abbiamo avuto degli artisti geniali, che ci hanno lasciato messaggi forti che riguardano la vita e i sentimenti e che è importante continuare a diffonderli».

Come vi siete conosciuti?
«In camerino dopo un suo spettacolo. Io lo seguivo sempre e come qualsiasi fan lo aspettavo dietro le quinte. Poi con il tempo siamo diventati amici. Oggi ho ancora un buon rapporto con la sua famiglia».

È stato amico di Gaber, con Ezio Greggio, suo partner in tv, è andato in vacanza la scorsa estate. Quanto conta per lei l'amicizia?
«È la cosa più importante che esista. So che se un amico non mi tradisce, mi sarà fedele per sempre. L'amore ti crea un sacco di problemi, l'amicizia aiuta a superarli».

Crede sia possibile avere amici sinceri nel mondo dello spettacolo?
«Non frequento molte persone in questo ambiente, il mio unico amico è Ezio. Ci sono alcune persone per le quali nutro una grande stima come Max Pisu, il mago Forrest, la Gialappa's, Paolo Rossi».

Lei ha anche un altro amico, Giobbe Covatta, con il quale ha proposto una canzone per il Festival di Sanremo 2010, poi cosa è successo?
«A Sanremo ci hanno bocciati. Hanno preso Pupo ed Emanuele Filiberto. Alla luce delle scelte fatte, siamo felici di essere stati scartati. Però Giobbe più che un amico è un fratello. Siamo cresciuti insieme, io sono stato testimone al suo matrimonio, ho battezzato sua figlia. Lui per mio figlio è uno zio. Abbiamo condiviso l'appartamento i primi anni che stavamo a Milano e abbiamo iniziato insieme con il cabaret nel '79 al Derby».

Quando ha capito di voler fare questo mestiere?
«Da piccolo a sette, otto anni. Ho da sempre desiderato fare il cantante e posso dire che a 57 anni ci sono riuscito interpretando Gaber».

Cosa rappresenta per lei la musica?
«È vita, non si può stare senza. Chi non la ama è un imbecille».

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