Mark Wahlberg: «Ma Elisabetta è cattolica?»

15 febbraio 2010 
<p>Mark Wahlberg: «Ma Elisabetta è cattolica?»</p>

Tarchiatello, pantaloni verdi coi tasconi, maglietta, berrettino calcato in testa. Ci incontriamo nel corridoio di un albergo newyorkese, ci presentano: mi guarda di sottecchi, accenna un sorriso, allunga una mano. Non una parola. Un minuto dopo sono nella stanza con lui. Un divano bianco, lo skyline di Manhattan alle sue spalle. Siamo soli: anziché accomodarmi in poltrona, troppo distante, prendo una sedia e mi avvicino. Si ritrae. Ma non mi perdo d'animo. Abbiamo tempo a disposizione, e sono tante le cose che voglio chiedergli, dalla svolta religiosa alla paternità alla prigione.

Mark Wahlberg ha 38 anni ed è uno dei protagonisti di Amabili resti. Il film, diretto da Peter Jackson e ispirato all'omonimo romanzo di Alice Sebold (appena ripubblicato: e/o, pagg. 345, 18 euro), esce in Italia il 12 febbraio. L'attore interpreta Jack Salmon, padre di una ragazzina che viene assassinata e che rimane incastrata in una dimensione di mezzo fra la terra e l'aldilà: solo aiutando i familiari a catturare il proprio assassino potrà trovare pace.

Una storia drammatica...
«Un film molto difficile da interpretare. Per essere credibile, ho dovuto immedesimarmi nel dolore di Jack: io ho quattro bambini (Ella Rae, 6 anni, Michael, quasi 4, Brendan, 1 e mezzo, Grace, nata l'11 gennaio di quest'anno: tutti i figli li ha avuti dalla stessa moglie, Rhea Durham, 31, ndr), mi sono immaginato che cosa proverei se qualcosa del genere accadesse alla mia famiglia. È stato difficile».

Difficile in che senso?
«Quando tornavo dal set, a qualsiasi ora, andavo da Ella e l'abbracciavo, la baciavo, piangevo: lei era stranita, non capiva il perché. L'idea che potesse succedere qualcosa di così orribile a uno dei miei figli mi faceva impazzire: coccolare mia figlia era l'unica cosa che mi desse sollievo».

Lei ha sempre desiderato una famiglia numerosa?
«Per me è la cosa più importante. Il mio consiglio ai ragazzi è: divertitevi, ma cercatevi presto una moglie, e fate figli quando siete ancora giovani e in salute. Io vengo da una famiglia numerosa, sono il più piccolo di nove fratelli, e ho voluto seguire l'esempio».

Non le manca molto ai 40 anni: che cosa rappresentano per lei?
«Un momento di riflessione. C'è stato un periodo della mia vita in cui volevo invecchiare il prima possibile, ora vorrei invece che tutto rallentasse. Ma sono felice: ho la salute, una famiglia, la carriera. Va tutto bene. Non vado più alle feste, non fumo più, gioco a golf».

Non è una vita un po' noiosa?
«Bella, vorrà dire. Oggi, per esempio, non potrei mai immaginarmi in una rissa. Eppure, da ragazzo, ho fatto a botte tante volte. Ho commesso tanti errori, ho pagato, e adesso ho valori da trasmettere ai miei figli».

C'entrava Madonna, una delle volte che ha fatto a botte.
«Facevo una campagna per Calvin Klein e i giornali insinuarono che avevamo una relazione, ma io non l'avevo nemmeno mai vista di persona. Un giorno, in un'intervista, feci un commento poco carino su un suo abito. Quando poi ci incontrammo a un party, lei urlò che mi voleva ammazzare. Il suo compagno cercò di darmi un pugno, io gli spaccai il naso. Chiamarono la polizia, e mi denunciarono».

Finì in prigione?
«Non quella volta. Ma raccomando a tutti di stare molto attenti. Io sono cresciuto a Dorchester, una zona difficile dalle parti di Boston, e ho sempre voluto essere il tipo di ragazzo che prima picchia e poi parla. Alla fine, però, non ti liberi più di quel modo d'essere, e vai a finire in galera, ti droghi. Molti miei amici di allora adesso sono morti o in prigione. È anche per questo che ho dato vita a una fondazione: troppi ragazzi non hanno opportunità, e io vorrei crearne per loro».

Lei finì in galera nell'88, dopo essersi insultato e picchiato con alcuni vietnamiti, e nello scontro una persona perse anche un occhio...
«Quando giravamo il film a Boston, ho voluto rivedere quella prigione. All'inizio i carcerati mi offendevano. Uno mi ha detto: "Ehi, attore, succhiamelo". Gli ho chiesto se era davvero quello che voleva, e gli ho raccontato la mia storia, spiegandogli che a un certo punto ho deciso di cambiare vita, e che un giorno potrebbe esserci lui al posto mio a fare lo stesso discorso a un carcerato. Purtroppo però la prigione non aiuta: quando si esce, di solito, si è dipendenti da qualche sostanza e si sta peggio di prima. Io ho dovuto fare molta attenzione per non tornarci, perché ti lascia dentro l'odio, la cattiveria».

Si ricorda il momento in cui ha capito di avercela fatta?
«Ogni giorno piccole cose ti fanno capire di avercela fatta. Però, basta un secondo per perdere tutto».

Quali valori vuole trasmettere ai suoi figli?
«Il più importante è la fede in Dio. Voglio dare loro quello che io non ho avuto, ma voglio anche che apprezzino ciò che hanno, e che se lo guadagnino. E poi devono faticare, essere buoni, positivi».

Che cosa è Dio per lei?
«Gesù Cristo è il mio Signore e Salvatore. È grazie a lui che sono cambiato. Molta gente si rivolge a lui solo quando è nei guai, altrimenti lo dà per scontato e si dimentica di essere grata. Per me è diverso, condivido la fede con tutti, sempre, e Gesù è dentro di me in ogni momento della mia vita. Faccio la sua volontà».

Crede in una vita dopo la morte?
«Credo nel paradiso. Sono convinto che, sei fai le cose giuste, avrai la possibilità di riunirti con i tuoi amati, con la tua famiglia».

Ha mai vissuto un'esperienza paranormale?
«Come ho detto, sento Dio con me in ogni momento, ma non ho mai visto nulla di soprannaturale».

Lei ha un tatuaggio di Bob Marley: come mai?
«La sua musica mi ha toccato nel profondo. Però adesso sto per far cancellare tutti i miei tatuaggi, compresa la croce e il nome dei miei genitori».

Perché?
«Devo dare l'esempio ai miei figli».

E se suo figlio un giorno scoprisse che lei ha fumato marijuana?
«Gli racconterò di quando sono stato arrestato, e cercherò di dare l'esempio. È tutta una questione di esempio».

Lei fa parte del gruppo di amici di George Clooney: ha conosciuto la sua fidanzata italiana, Elisabetta Canalis?
«Anche lui dovrebbe sposarsi. Lei non la conosco: com'è? Ho visto che è una bella ragazza, ma è cattolica?».

Non lo so.
«È cattolica? Una brava cattolica?».

Davvero, non lo so. Mi dica, è vero che l'11 settembre 2001 lei doveva essere su uno degli aerei dirottati sulle Due Torri?
«Sì. Un paio di giorni prima, ho cambiato il biglietto perché dovevo fermarmi a Toronto un po' più a lungo. Sogno spesso di essere salito su quell'aereo. Terribile».

Ha avuto altre esperienze «borderline»?
«Tantissime: mi hanno sparato, hanno ucciso uno in piedi vicino a me, una volta sono quasi annegato. Un'altra volta, in autostrada, stavo fumando marijuana, l'auto che guidavo si è fermata, il radiatore è esploso, sono uscito e mi sono messo a camminare in mezzo al traffico, senza capire che stavo rischiando la vita. Oggi è un mio sogno ricorrente. Mi sento molto fortunato».

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